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Mercoledì 10 Febbraio 2010

E il nostro mondo! Il mondo degli animali che condividono la loro vita con gli umani.

Cari amici qui troverete tantissime informazioni su come "addestrare" il vostro amico umano. Su cosa ci fa bene o male, su come si devono prendere cura di noi e ovviamente sugli altri amici animali. Abbiamo a disposizione un'intera enciclopedia degli animali.

Possiamo anche chiacchierare e scambiare oppinioni nel forum

Ed abbiamo anche un bel spazio dover poter farci vedere! C'è un intera galleria foto tutta per noi!

Poi tutto lo staff e a nostra disposizione (sono volontari) che curano il portale ed il forum cosi lo possono leggere tutti grani e piccini.Ovviamente c'e anche un regolamento (questi umani solo regole vedono dappertutto!)

Sheba

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Boston terrier
Martedì 28 Aprile 2009
Questo cane di origine nordamericana (come dimostra il nome della città da cui prende il nome), è un simpatico compagno, sempre molto attento e vigile, dotato di grande vivacità e intelligenza e dal temperamento sicuro e risoluto. Un cane ideale quindi per chi vive in appartamento, ma anche per chi vive in campagna e vuole avere vicino un cane elegante e che, dato che il suo pelo è corto e liscio, non da problemi per la sua toelettatura e - cosa che ha anch'essa la sua importanza - non lascia peli in giro.StandardASPETTO GENERALEL'aspetto generale del Boston Terrier è quello di un cane vivace, molto intelligente, dal pelo liscio, dalla testa corta, dalla struttura compatta, dalla coda corta, ben proporzionato. Ha taglia media, mantello pezzato ed è uniformemente macchiato di bianco. La testa deve essere proporzionata alla taglia del cane. Il tronco è piuttosto corto e ben strutturato; gli arti robusti e correttamente flessi; la coda corta. Nessuna delle varie regioni deve essere predominante al punto da alterare l'equilibrio fisico. L'impressione generale deve essere quella di un cane determinato, forte e attivo, con molto stile; il portamento è elegante e sciolto. Uno degli elementi più importanti nella valutazione è la corretta combinazione di 'colore' e 'macchie ideali'; un soggetto che presenta una preponderanza di bianco sul corpo o che non ha la corretta proporzione di tigrato e bianco sulla testa deve controbilanciare queste mancanze con altri meriti. Un'altra importante caratteristica della razza è l'espressione da Boston Terrier, che indica un alto grado di intelligenza. "Colore e macchie" ed "espressione" devono essere tenuti in particolare considerazione quando si determina il relativo valore degli altri fattori rispetto all'aspetto generale.CRANIOSquadrato, piatto in alto, senza rughe; guance piatte; arcate sopracciliari brusche; stop ben definito. Occhi - Ben distanziati, grandi e rotondi, di colore scuro, con espressione sveglia, ma buona e intelligente. Gli occhi devono essere tagliati diritti nel cranio, con gli angoli esterni allineati con le guance, guardano diritti in avanti. Muso - Corto, squadrato, largo e profondo, proporzionato al cranio; senza rughe; meno lungo che largo e profondo; la sua lunghezza non deve essere superiore a circa un terzo di quella del cranio; la sua larghezza e la sua profondità si mantengono tali fino all'estremità; il muso, dallo stop alla punta del naso, corre su una linea parallela a quella superiore del cranio; tartufo nero e largo, con una linea ben definita fra le narici. Mascelle larghe e squadrate, con denti corti e regolari; hanno la stessa lunghezza o quella inferiore è leggermente più lunga per squadrare il muso. Le labbra scendono bene senza essere cascanti e coprono perfettamente i denti quando la bocca è chiusa. Orecchie - Portate erette, mozzate per conformarsi alla forma della testa o lasciate naturali, attaccate il più vicino possibile agli angoli del cranio. Difetti della testa - Cranio bombato o inclinato; solcato da una linea mediana; cranio troppo lungo rispetto alla larghezza o viceversa; stop troppo piatto; arcate sopracciliari e cranio troppo inclinati. Occhi piccoli o infossati; troppo prominenti; di colore chiaro o affetti da glaucoma troppo bianco o congiuntiva visibili. Muso a forma di cuneo o troppo poco profondo; canna nasale discendente; troppo infossata sotto gli occhi; narici strette o troppo larghe; naso a farfalla; denti sporgenti; mascella inferiore debole o troppo corta; rughe. Orecchie mal portate o sproporzionate alla testa.COLLODi buona lunghezza, leggermente arcuato, porta elegantemente la testa ed è ben unito alle spalle. Difetti del collo - Grosso e pesante; sottile e incavato; giogaia.ARTI ANTERIORIModeratamente distanziati e allineati con la punta delle spalle; hanno ossatura diritta e buona muscolatura; pasturali corti e forti; gomiti mai deviati né in dentro né in fuori.TRONCOTorace profondo e ampio; spalle oblique; dorso corto; costole profonde e ben arcuate, ben prolungate verso le reni; reni corte e muscolose; groppa leggermente scoscesa sino all'attaccatura della coda; fianchi leggermente rientrati. Il tronco deve avere un aspetto corto ma non grossolano. Difetti del tronco - Fianchi piatti; torace stretto; reni lunghe o deboli; dorso inarcato o insellato; ventre troppo rientrato.ARTI POSTERTIORISolidi si alle grasselle; corti dal garretto al piede; garretti non deviati né in dentro né in fuori; cosce forti e muscolose. Piedi - Rotondi, piccoli e compatti, non deviati né in dentro né in fuori; dita ben arcuate. Difetti degli arti - Spalle o gomiti deboli; arti posteriori troppo diritti alle grasselle; garretti troppo prominenti; pasturali lunghi o deboli; piedi piatti.CODAAttaccata bassa, corta, fine e assottigliata verso l'estremità; diritta o girata; priva di frange o pelo ruvido; mai portata sopra la linea orizzontale. Difetti della coda - Lunga o portata allegramente; deformata o arricciata contro il corpo. (Nota: la lunghezza ideale non deve superare metà della distanza dall'attaccatura al garretto).COLORE IDEALETigrato con macchie bianche. Il tigrato deve essere ben distribuito e definito. Le macchie bianche e nere sono ammesse, ma è preferito il tigrato con macchie bianche. Macchie ideali - Muso bianco, macchia bianca omogenea su testa, collo, petto, arti anteriori (in parte o totalmente), arti posteriori sotto il garretto. Difetti di colore e macchie - Tutto bianco; assenza di macchie bianche; preponderanza di bianco sul corpo; mancanza di proporzione fra tigrato e bianco sulla testa; ogni variante che comporta una modifica dello aspetto generale.MANTELLOPelo corto, liscio, lucido, fine. Difetti del mantello - Lungo o ruvido; non lucido.PESONon superiore a 11,25 kg, suddiviso nelle seguenti classi: leggeri, sotto i 6,75 kg; medi, fra i 6,75 e i 9 kg; pesanti, sopra i 9 kg e non oltre gli 11,25 kg. Squalifiche Tutto nero; nero e focato; color fegato o color topo. Muso inconsistente. Coda mozza o altri interventi artificiali per ingannare il giudice.ANDATURAL'andatura del Boston Terrier è diritta e sicura. Gli arti anteriori e posteriori si muovono ben allineati e con un ritmo perfetto, dando impressione di forza ed eleganza. Difetti dell'andatura - L'andatura non deve avere alcuna traccia di rullio o saltelli o ondeggiamenti. I movimenti incrociati, sia dell'anteriore che del posteriore, sono un difetto grave.NOTAI maschi devono avere due testicoli di aspetto normale, ben scesi nello scroto.Ospedaletto Euganeo (PD) Italyportable phone +39 346 2262477Phone and Fax: 0429/670434www.bostonterrier.itwww.bestbostonterrier.it  
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Bearded Collie
Lunedì 27 Aprile 2009
Caratteristiche  Bearded Collie significa "collie barbuto". A differenza del cugino "Lassie",  infatti il Bearded collie si distingue per il suo maestoso mantello, particolarmente apprezzato per le sfumature dei colori (grigio ardesia, nero, blu e marrone rossiccio), nonchè la voluminosità e lunghezza del pelo che ricopre anche tutta la testa. Peraltro il Bearded è una delle più antiche razze da pastore.Le sue origini sembra risalgano ai tempi dei Magiari, i pastori ungheresi che si spostavano con le loro greggi in cerca di nuovi pascoli accompagnati da cani da pastore a pelo lungo. Sta di fatto che i Magiari giunsero fino in Asia Maggiore ed in Europa e dai loro cani ebbero probabilmente origine le razze Pumi, Puli e Nizinny che tanto assomigliano al Bearded. Una data molto significativa per la nostra razza è quella del 1514, anno in cui un commerciante polacco sbarcò in Scozia e in cambio di un caprone e di un montone lasciò una coppia di cani pastori a pelo lungo. Dalla selezione di questi due soggetti incrociati con altri cani non selezionati ma abituati da secoli a lavorare al fianco dei pastori inglesi,derivarono gli "Highland Collie o Mountain Collie". Nel 1912 prese l'avvio la sucessiva selezione di questa nuova razza di "collie barbuti" ad opera del primo Club di tutela della razza Bearded Collie.      Con la prima guerra mondiale, alla pari di molte altre razze canine, il Bearded rischiò l'estizione. Nel dopoguerra fu Mrs. Willinson, proprietaria del Bothkennar Kennel, a salvare questa razza. Mrs.Willinson disponeva infatti di una femmina di nome Jennie, che però non riusciva ad accoppiare per la mancanza di un maschio. Finalmente, dopo anni di ricerca, trovò Bailie, grazie all'unione di questi due soggetti si sviluppò la razza Bearded Collie che oggi conosciamo. Il resto è storia recente.  Storia della rinascita del Club di tutela della razza (avvenuta nel 1955), riconosciuto ufficialmente dal Kennel Club nel 1964. Nello stesso anno venne ufficialmente riconosciuta la razza ed approvato il primo standard. Nell'anno 1974 la razza venne riconosciuta anche negli Stati Uniti. La notorietà del Bearded Collie ora ha raggiunto tutti i Paesi d'influenza anglosassone come Australia, Nuova Zelanda, altrochè vaste aree dell'Europa. In Italia il Bearded arrivò negli anni 70 grazie all'impegno dell'indimenticabile rag.Luciano Bernini, allevatore con l'affisso "del Narciso", famoso giudice internazionale, grande esperto di cani da pastore inglesi che per primo allevò nel nostro Paese questa splendida razza. All'esperienza del sig.Bernini, che con ottima accoppiamenti portò la razza ad un alto livello, va il nostro ringraziamento. Da lui acquistammo la prima femmina Irma del Narciso che diede inizio alla nostra storia.CURE.Il sontuoso mantello che lo ricopre è caratterizzato da sottopelo soffice e pelo esternamente liscio, leggermente ondulato,mai arricciato, leggermente ispido. Per avere un bel Bearded bisogna spazzolarlo e pettinarlo insistendo sulle zone dove si possono formare i nodi specialmente dietro alle orecchie, sulle zampe e sul ventre. Non è difficile, basta abituare il cane fin da cucciolo ad essere toelettato. Per quanto riguarda il colore ricordiamo che è una caratteristica del pelo del Bearded Collie quella di cambiare intensità e sfumature durante lo sviluppo. Un cucciolo, ad esempio, nato nero potrà successivamente diventare grigio argento, poi tornare del colore originale da adulto. Il Bearded Collie è definito "cane-simpatia" o "amore a prima vista". Chi lo conosce per la vivacità, l'espressione dolce e la sua intelligenza non può più rinunciare alla sua compagnia...come noi.CARATTERE attento e curioso (tratto tipico della razza). Il Bearded è il cane ideale per tutte le età. Con i bambini è giocherellone, affettuosissimo e mai aggressivo. Con i giovani è atletico, sempre pronto a correre al parco, a rincorrere il frisbee o a praticare l'agility. In particolare nell'agility è veramente bravo, impara facilmente e poi è bellissimo quando corre e salta con il pelo che svolazza. Con gli adulti è calmo, sempre alla ricerca di coccole, paziente, mai irascibile e pronto a dimostrare la propria vivacità. Può essere utilizzato anche nella pet-terapy per questo suo carattere positivo verso gli umani e verso gli altri animali.ASPETTO GENERALE.Cane di robusta costituzione, non deve essere troppo pesante. Usato in origine come cane da pastore per radunare e condurre il bestiame in Scozia. Attivo, più lungo che alto (in rapporto 5:4) le femmine possono essere più lunghe. Maschi: altezza al garrese 53-56cm Femmine: 51-53cm. ANDATURA sciolta, compatta; molto ampia e disinvolta la falcata. MANTELLO. Sottopelo morbido e fitto, quasi una pelliccia; pelo di copertura piatto, ruvido, forte ed ispido, di tessitura non lanuginosa, non a boccoli anche se si ammette una leggera ondulazione. Di lunghezza e densità sufficiente a fornire una buona protezione e far risaltare la forma del soggetto. Non deve subire alcun trattamento. Muso ricoperto di peli, più lunghi di lato, tanto da coprire le labbra, formando la tipica barba.COLORE. Grigio-ardesia, fulvo che dà sul rosso, nero o blu, tutti i toni del grigio, marrone o sabbia, con o senza macchie bianche. Dove ci siano, compaiono sul muso, in testa, all'estremità della coda, sul torace, agli arti ed ai piedi e che formano un collare. Le radici dei peli non devono estendersi dietro le spalle, non deve apparire il bianco al di sotto dei garretti e sulla parte esterna degli arti posteriori. TESTA proporzionata alla taglia, cranio largo, piatto e quadrato. Dallo stop all'occipite la distanza è la stessa di quella misurata tra gli orifizi degli orecchi. Muso forte, di lunghezza pari a quella del cranio dallo stop all'occipite. L'impressione complessiva è di forza e di discreta ampiezza della scatola cranica. Stop moderato, tartufo grande, quadrato ed in armonia con il colore del mantello. Tartufo e labbra sono in tinta unita non depigmentate come le labbra ed il bordo palpebrale.OCCHI in armonia con il colore del mantello, grandi e ben distanziati, non sporgenti, dolci ed affettuosi. Sopraciglia formanti un arco verso l'alto e in avanti ma non tanto lunghi da nascondere gli occhi. ORECCHIE di media dimensione, pendenti. In allerta si rizzano alla base al livello della sommità del cranio ma non al di sopra. COLLO di moderata lunghezza, muscoloso e leggermente incurvato. DENTATURA. Denti grandi e bianchi. Mascelle forti, dentatura perfetta, regolare e completa, chiusura a forbice.ARTI ANTERIORI. Spalle ben inclinate dietro. Arti diritti e verticali, con buona ossatura e ricoperti di pelo irsuto in tutte le parti; metacarpi elastici ma non deboli. POSTERIORI. Buona muscolatura, con zampe ben impostate; grasselle ben angolate; garretti ben abbassati; metatarsi in perfetto appiombo e che debbono collocarsi subito dietro ad una perpendicolare ideale tracciata a partire dalla punta della natica. PIEDI. Ovali, con buoni cuscinetti plantari; dita inarcate e chiuse. Ben ricoperti di pelo, incluso tra i cuscinetti.TORACE ben abbassato, ampio e ben profondo all'altezza del cuore, con costole ben cerchiate ma non a doghe di botte. E' la lunghezza della gabbia toracica a dare la lunghezza del corpo, non quella del rene. DORSO diritto, rene forte. CODA attaccata bassa, non torta e abbastanza lunga perchè la sua ultima vertebra arrivi all'altezza del garretto. Portata bassa e ricurva verso l'alto, può allungarsi in corsa. Ricoperta di abbondante pelo.   www.beardedcollie.itbortoli@philabeg.albaweb.it
Ansia da separazione
Mercoledì 29 Aprile 2009
L'ansia da separazione è un disturbo comportamentale molto comune ed è fondamentale saperla riconoscere e trattarla nel modo corretto così da evitare il perpetuarsi di sofferenze e disagi per l'animale e, naturalmente, anche per i proprietari. QUALI SONO I SINTOMI? Ci sono due tipi di sintomi: Quelli più visibili che sono solitamente quelli che fanno allarmare il proprietario: -devastazioni operate dal cane in assenza del padrone (qualsiasi tipo di oggetto sia esso un soprammobile, una parte dell'arredo, un infisso, una porta, una finestra o altro può essere distrutto o anche solo rovesciato dal cane) -anoressia in assenza del proprietario: il cane non beve (e se ha cibo a disposizione non mangia...ma il cane non dovrebbe avere sempre la ciotola piena quindi lo scrivo ma ricordo che è sbagliato in generale lasciare sempre cibo a disposizione del cane!) in assenza del padrone, neppure se il padrone sta via per molte ore. -defecazione e orinazione in giro per la casa. Il cane fa i suoi bisogni in casa quando non c'è il proprietario. E' importante sottolineare che si tratta di ansia da separazione SOLO se il cane fa i suoi bisogni in casa solo in assenza del padrone. Se li fa anche quando il padrone è in casa invece è semplicemente un cane poco educato (colpa del padrone) o con eventuali problemi di salute. -abbai o ululati quando il padrone se ne va, che posso proseguire solo per alcuni minuti o protrarsi per tutta la sua assenza. Poi ci sono altri sintomi molto importanti ma spesso meno visibili da una persona poco esperta. Questi sintomi per certi versi non sono solo sintomi ma anche cause. E il padrone concorre fortemente nel rafforzare tali comportamenti. -il cane si agita molto sia all'uscita sia al rientro del padrone. Quando il padrone se ne va può agitarsi apparendo sconvolto o può andarsi a rintanare da qualche parte con aria depressa. Al rientro riempie di feste il padrone, in modo esagerato, talvolta mostrando un vasto repertorio di abbai e guaiti! -il cane segue sempre il proprietario nei suoi spostamenti all'interno della casa. Se il padrone va in bagno il cane va in bagno; se il padrone va in camera il cane va in camera e così via. -il cane dorme sul letto col proprietario -il cane si stende sul divano a finco al proprietario oppure si sdraia ai piedi del propritario (o davanti ai piedi o sotto le gambe) -il cane chiede spesso coccole, cerca continuamente contatto fisico, lecca spesso le mani del proprietario, si struscia su di lui per farsi coccolare E' importante sottolineare che non tutti i comportamenti sopra descritti devono per forza esserci cointemporaneamente. Possono bastarne 2 o 3 per pensare che il cane soffra effettivamente di ansia da separazione. E il numero e il grado di comportamenti dipenderanno sia dal grado di ansia sia dal carattere del cane. QUALI SONO I CANI CHE PIù SPESSO MANIFESTANO ANSIA DA SEPARAZIONE (o più facilmente a rischio)? In generale i cani più facilmente affetti da tale disturbo sono cani che in passato hanno subito qualche trauma: cani presi al canile, presi da un precedente proprietario, comprati in un negozio o in un allevamento poco serio dove hanno avuto scarsi contatti col mondo. Comunque ogni cane può potenzialmente diventare ansionso. Quindi certe regole (che illustrerò) secondo me dovrebbero essere seguite da tutti. Bisognerebbe anche dire quali sono i proprietari che rischiano più facilmente di far diventare un cane ansioso! Infatti li dico: sono persone che trattano il cane come un bambino, senza rispettare la sua natura canina, riempiendolo ossessivamente di attenzioni, di coccole smodate (le coccole sono una ricompensa, non andrebbero impartite in modo indisriminato per un nostro piacere emotivo!), di bocconcini prelibati dati a caso (anche i bocconcini sono una ricompensa!), che fanno dormire il cane con loro, lo fanno stare sul divano con loro, vicino al tavolo con loro....insomma quelli che instaurano col cane un rapporto di co-dipendenza eccessivo! (Fra l'altro fate attenzione: comportandosi così forse il rischio minore è avere un cane affetto da ansia da separazione...potreste ritrovarvi anche un cane dominante e potenzialmente aggressivo che crede di essere il capo e non ha limiti...) COME CURARE L'ANSIA DA SEPARAZIONE? Un cane che soffre di ansia da separazione è un cane poco sicuro di se e con scarsa autostima. Ha paura che il padrone non torni più ogni volta che se ne va e vive l'assenza in uno stato di paranoia totale. In un certo senso è anche un cane che non ha neppure piena fiducia nel suo padrone. Se si fidasse di più di se stesso e del suo padrone non avrebbe così timore di stare solo e non penserebbe che il padrone lo sta abbandonando quando magari è solo al lavoro o a fare la spesa. Quindi: il cane va reso indipendente e sicuro di se. Come fare? Servono delle regole (bisogna fare tutto il contrario di prima!!!): -rendere il cane "sordo" all'uscita e al rientro del padrone: questi due momenrti non devo più costituire una tragedia o un evento epico per il cane. Bisogna ignorare (non toccare, non guardare, non parlargli) il cane per i 10-15 minuti precenti all'uscita e successivi al rientro. Qualsiasi cosa faccia il cane va ignorato, anche se ci abbaia contro, se ci salta addosso, ci lecca o altro. Inoltre bisogna far "dissociare" al cane certi gesti dal contesto in cui normalmente avvengono: il cane sa benissimo che, per esempio, quando prendiamo le chiavi e la giacca stiamo per uscire. E inizia ad agitarsi già vedendo quei gesti. Allora bisogna fare questi gesti a caso durante il giorno, quando in realtà non si deve assolutamente uscire! Per esempio prendete la giacca e andate a farvi la doccia! O prendete le chiavi e cucinate! -non sgridare il cane se ha fatto danni. Il cane non associarà la sgridata al danno fatto magari ore prime e la sgridata non farà che accentuare la sua apprensione già molto alta. Se ha fatto danni o ha fatto bisogni in giro semplicemente ripulite tutto, possibilmente senza neppure farvi vedere dal cane. Se il cane per fare danni (per esempio per prendere oggetti da una mensola) sale su un letto o su un tavolo cercate di rendere inaccessibili questi luoghi quando voi non siete in casa. -Lasciate al cane un passatempo quando voi sarete fuori. Il massimo è dargli un osso un pò prima della vostra uscita (10 minuti prima) in modo che preso da questo gustoso rosicchiamento noti anche meno la vostra uscita e poi abbia il suo da fare per un pò di tempo. -Quando voi siete in casa: non va bene che il cane vi stia sempre appiccicato! Dormire sul letto è vietato. Stare sul divano mentre guardate la tv è vietato. Stare ai vostri pedi mentre siete seduti sul divano è vietato. Il cane dovrà stare sempre sul suo cuscino o sulla sua cuccia. Va benissimo avere una cuccia per la notte nella vostra camera (ma non appiccicata al vostro letto) e avere un'altra cuccia (basterà un semplice tappetino o cuscino) per il giorno, da porre nella stanza più frequentata dove passate molto tempo. Ogni volta che il cane prova a salire sul letto o sul divano (o a venire sotto i vostri piedi davani al divano) dovete mandarlo a cuccia (in una delle 2 cuccie a secondo di dove siete e di cosa volete che il cane faccia!). Se ci va bisogna subito premiarlo con un bocconcino e parole di lode. Se poi ci rimane premiatelo ogni tanto per tutto il tempo che rimane buono a cuccia. Se è riluttante ad obbedire potete legarlo a cuccia con il guinzaglio (se non c'è un posto dove legarlo andate dal ferramenta e comprate un anellino da infilare nel muro nel posto dove avete messo la cuccia!!!). Dopo un pò (qualche giorno o qualche settimana) imparerà e non sarà più necessario legarlo. -Fategli meno coccole, solo quando non è lui a chiederle. Se il cane viene da voi a cercare attenzione ignoratelo e mandatelo a cuccia. Anche se ha lo sgurdo più tenero e sdolcinato del mondo non assecondatelo. Se, dopo un pò, sarà stato buono a cuccia senza cercarvi chiamatelo e coccolatelo e poi rimandatelo a cuccia. Indem se viene da voi a chiedervi di giocare, con la pallina in bocca. D'ora in poi sarete sempre voi ad iniziare il gioco e a finirlo. -Evitate di far infilare il cane sotto le cose! Se non lo fate salire più sul letto ricordate che non va bene neppure che stia sotto il letto! Idem per il divano o il tavolo! Il cane fa così perchè si vuole rifugiare, sempre dove siete voi e sempre perchè si sente insicuro. Non va bene! Ditegli di andare a cuccia! -Si possono acquistare feromoni calmanti (in farmacia) per cani che tranqullizzeranno il cane quando è solo in casa. I feromoni sono disponibili sia in formato collare (tipo collare antipulci) sia in formato diffusore da attaccare alla presa di corrente. A tutte queste regole va associato tanto moto (quello che ogni cane dovrebbe fare in realtà!): portatelo a giocare con altri cani e/o a correre ogni giorno, minimo (ma proprio minimo) mezzora. Il cane deve stancarsi, non fare una semplice passeggiatina per fare i suoi bisogni! Queste regole a molti sembreranno strane o difficili da mettere in pratica. Se la pensate così ricordatevi che è un problema vostro! Un cane ha tutto l'interesse del mondo a sentirsi bene sia psicologicamente sia fisicamente. E un cane insicuro, che non sa stare solo e che vive in modo morboso il rapporto col padrone non è un cane felice. Se applicherete queste regole invece avrete un cane felice, equilibrato e sano. Sarete sempre voi e il vostro cane. Ma col rapporto giusto! Ricordatevi sempre: un cane è un cane, ragiona da cane e va fatto vivere da cane! questa è la chiave per la sua felicità! Akira - Moderatrice ForumAnimali.comhttp://www.forumanimali.com/index.php?option=com_fireboard&Itemid=56&func=view&catid=24&id=927
Cucciolo in arrivo o appena arrivato!
Martedì 30 Novembre 1999
Come preparare la casa per l'arrivo del cucciolo Dovete tener conto del fatto che i cuccioli sono curiosi perciò andranno ad annusare, gustare rosicchiare tutto quello che sembra interessante e specialmente le cose off limits. Quindi attenzione a: spazzatura, detersivi, cosmetici, cavi elettrici, profumi per ambiente, giornali, carta igienica, giochi per bambini, insomma qualsiasi cosa può essere rosicchiata ed ingerita. Almeno per il primo periodo e meglio non lasciare tutta la casa a disposizione del nostro cucciolo ma fargli esplorare a poco a poco tutto l'ambiente. Per questo i cancelli che bloccano il passaggio sono ottimi. cosi il peloso non si senta abbandonato dietro una porta chiusa ma non può neanche combinare guai o peggio mettersi in pericolo. Finquando non riesce a percepire il messaggio molto chiaro che la casa e le cose sono vostre e che solo i suoi giocattoli, ciotole, tappetino o brandina sono suoi non lo potete lasciare da solo in stanza che possono essere pericolose. Se il cucciolo stara fuori in giardino Le regole sulle cose tossiche valgono anche qui in più attenzione alle piante! Per il giardino un altro elemento importantissimo e verificare se e a prova di fuga. controllare il recinto, verificare se il cagnetto può scavare e passare sotto, se passano cavi elettrici o ci sono oggetti appuntiti. Oggetti necessari per il cucciolo Ciotole - per acqua e cibo Collare - fisso largo 1,5 - 2 cm piu leggero possibile Guinzaglio - fisso lungo 1,5 mt (la nuova normativa, io lo preferisco un po più lungo ma insomma... ) sempre leggero Brandina o tappetino - o cesta se preferite ma almeno a detta del mio vet e meglio che il peloso dorma su qualcosa di piano per la colonna vertebrale. Cuccia - se stara all'esterno. ci sono di tutti i tipi e materiali ed e importante sceglierla con cura tenendo conto anche del clima etc. Spazzola - dipende dal pelo del cane, per i miei che sono a pelo medio-corto quella con tanti dentini in acciaio va benissimo. Invece per un peloso a pelo lungo e lanoso tipo collie serve anche un pettine a denti un po radi per sciogliere i nodi. Cibo - importante! prendete una confezione piccola del cibo secco con cui e abituato o comunque chiedete cosa mangia e munitevi di conseguenza ed un altra confezione del cibo che volete dargli da mangiare. Almeno i primi giorni dategli da mangiare quello a cui e già abituato cosi non aggiungete anche lo stress di cambiare cibo a quello di cambiare ambiente. Poi pian piano e gradualmente introducete nella sua dieta la pappa scelta da voi che sia secco o preparata in casa. Pannoloni per cani - se volete usarli. Io non gli ho mai usati. Preferisco insegnare ai pelosi già da subito a sporcare fuori. Piccola farmacia - delle garze, acqua ossigenata, disinfettante, cerotti un po grandi e delle forbici con la punta arrotondata. Prodotti indispensabili per la pulizia - aceto di vino bianco (ottimo per togliere odori), shampoo delicato da usare solo nelle vere emergenze - e meglio non lavare i cuccioli finquando non cambiano il primo pelo verso i 6 mesi. e preferibile pulirli con una pezza con un po d'acqua ed aceto (20/1), candeggina per disinfettare tappetino, brandina, ciotole - va sciacquata molto bene. Giocattoli - servono giocatoli resistenti ed omologati e meglio prenderne solo alcuni un po più costosi che pero non mettono in pericolo il pelosetto. Ottimi sono quelli di tipo kong che si possono riempire di cibo. Come accogliere il cucciolo E importante lasciare il cucciolo con la mamma almeno fino a 60 giorni. Cio eviterà tantissimi problemi comportamentali in futuro, problemi come aggressività, paura, fobie, controllo della forza nel gioco, e forse la cosa più importante rispetto delle gerarchie. Tutto questo lo impara dalla madre e fratellini da quando compie un mese e mezzo in poi. Appena arriva a casa e bene lasciarlo un po esplorare senza forzare il contatto sarà lui a decidere quando un ambiente e sicuro. dopo un giretto d'ispezione gli dovete far vedere le sue cose. Prima di tutto ciotole ed il suo posto. Per i giocattoli c'e tempo. Dovete aspettare almeno un paio di giorni perché il cucciolo prenda confidenza. I primi giorni sarà un angioletto dopo si scattenera! La prima cosa importante da fare insieme al pelosetto anche prima di portarlo a casa o subito dopo e la prima visita dal veterinario. Quando lo prendete non dimenticate di chiedere quali vaccini ha fatto e di chiedere tutta la documentazione medica del cucciolo. Dopo i primi due giorni in cui il cucciolo si ambienta dovete cominciare a lasciarlo un po da solo in modo che non sviluppi l'ansia da separazione. E va anche subito educato a fare i bisogni fuori. Gia dal inizio e bene insegnare al cucciolo quali sono le stanze o zone dove non avrà accesso: tipo stanze da notte, bagno se voi decidete cosi etc. Lo stesso e importantissimo farlo dormire da solo e non sul nostro letto o troppo vicino. Se e e troppo agitato provate a stancarlo per bene prima di farlo dormire e di metterli nella sua cuccia una maglietta (con il vs odore sopra).
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Angora Turco
Lunedì 27 Aprile 2009
STORIA DELLA RAZZA L’angora turco è una razza naturale di gatti: la parola " angora" deriva del vecchio nome della capitale della Turchia, " Angora", ribattezzata Ankara nel 1930.Questo gatto è conosciuto in Oriente da più di 1000 anni.Venne scoperto intorno al 1620 da un grande viaggiatore italiano:  Pietro del Valle, il quale riportò per primo dalla Turchia alcuni gatti.Contrariamente a quanto si potrebbe credere, questo gatto, però, non proviene dalla Turchia:  infatti sembra sia originario della Siria e dell'Iran.Questo gatto raro, dotato di un'eleganza naturale, diventò un ricercato regalo nell'aristocrazia del 18° secolo.Per essere alla moda, si doveva avere almeno uno di questi gatti, così ne possedettero moltissimi Luigi XV e soprattutto Maria Antonietta.Così, grandi autori parlano di lui: Linné, per distinguerlo dal gatto domestico e dal certosino gli dà il nome di “cattus angorensis” e Buffon, celebre naturalista, descrive nella sua Storia naturale: "il gatto di angora tutto bianco ed a lunghi peli".La sua bellezza attirò l’interesse di numerosi pittori, Giacomo Bachelier l'immortalò su una delle sue tele intitolata: " un gatto d’angora che spia un uccello" .Appare su parecchie tele del 19° secolo, come: il “laboratorio di pittura” di Courbet (1855), opera che rappresenta un angora turco collocato ai piedi dell'artista e del suo modello.La qualità del mantello di questo gatto dal pelame bellissimo, quasi di seta e di grande lucentezza, fu la causa prima della propria decadenza, infatti degli inglesi utilizzarono appropriati incroci con angora turchi per creare una nuova razza: il persiano.Questo ultimo ebbe un tale successo che spodestò l’angora turco dalla vita dei salotti, ma l’abbandono della razza fu tale che l’angora venne perfino escluso delle esposizioni feline per molti anni.All'inizio del 20° secolo la razza pura fu vicina alla completa estinzione. Per salvaguardare quella che veniva considerato una ricchezza  nazionale, le autorità turche intrapresero, dopo la Seconda Guerra mondiale, un programma di selezione e di riproduzione dell’angora turco. L'esportazione di questi gatti fu penalmente vietata.Per la cultura turca l’angora è “solo” bianco e, quindi, solo  esemplari bianchi furono oggetto di questa protezione allo zoo di Ankara.E’, tra il 1959 ed il 1962 che degli americani, la Sig.ra Weed e la coppia Virginia e Thomas Torio, ottennero l'autorizzazione di acquistare degli angora turchi allo zoo di Ankara.Dagli USA, dove la razza si era nuovamente radicata, l’angora è nuovamente tornato in Europa.Da alcuni anni, degli allevatori appassionati hanno impegnato una difficile battaglia affinché l’angora turco venga tenuto nella giusta considerazione e, soprattutto, venga conservato come è, senza nessuna ibridazione né alcun “miscuglio”.Hanno selezionato anche i gatti di colore per poterli incrociare con i gatti bianchi, evitando così il problema della sordità che appare quando si accoppiano i gatti bianchi tra di loro.Su queste solide basi, negli anni 70, finalmente, questa razza ha conosciuto  un grande rilancio.Concretizzando ciò, il CFA registrò i primi esemplari nel 1970, e riconobbe la razza nel 1973, ciò che il FIFE fece nel 1988.Tuttavia questa bellissima razza felina resta relativamente rara e poco conosciuta ai giorni nostri... STANDARD DEL GATTO D’ANGORA TURCO È un gatto di taglia media, magro ed elegante, molto muscoloso su un'ossatura fine.La testa è molto armoniosa, non troppo grande e triangolare, affilandosi leggermente verso il mento, il profilo leggermente concavo, senza stop, con muso senza pinch .Il cranio è abbastanza piatto, avendo poste in alto delle orecchie larghe, lunghe, diritte, appuntite ed accompagnate talvolta da un ciuffo “alla lince”.Gli occhi sono a mandorla disposti più in alto verso la base delle orecchie . Quelli dei primi angora turchi riportati della Turchia, erano blu o impari, e cioè con uno occhio blu ed uno arancione. Ora tutti i colori sono accettati.Il muso è appena arrotondato, pur essendo abbastanza lungo e soprattutto senza pinch.Il naso è di lunghezza media, abbastanza diritto e senza break, con un mento leggermente arrotondato in senso verticale. Il  collo, abbastanza lungo e magro, è grazioso, ben proporzionato con il corpo. Sebbene con un'ossatura leggera, appare più grosso grazie alla sua spessa pelliccia, ed il suo peso varia da 2,5 a 5 kg circa.Le zampe sono in armonia col suo corpo. Sono lunghe e fini con piccoli piedi ovali o rotondi, che presentano dei ciuffi di peli tra le dita. Le zampe di dietro sono leggermente più lunghe.La coda ubbidisce alle stesse regole di proporzione: è lunga,”piumosa”,sottile, larga alla base e si conclude a punta.E’ atteggiata frequentemente “a pennacchio” per fornire ancor di più  all’angora turco un tocco di grazia nel suo portamento.Il manto con peli medio lunghi senza sotto pelo. La struttura del suo pelame è dolce, fine e serica.Inoltre, la sua pelliccia è più lunga e spessa a livello del collo, a partire dall'età di un anno, delle cosce e sotto il ventre, dove è un po’ ondulata. Tutti i colori sono riconosciuti salvo i colourpoint, lilac, cinnamon, chocolate, fawn o alti colori che sono segno di ibridazione.Resta il fatto che gli angora turchi bianchi con gli occhi blu restano i più apprezzati.Avendo poco sotto-pelo il pelame non si “ingarbuglia”: una spazzolatura settimanale basta alla sua scioltezza, ma per i gatti da concorso un bagno si impone prima di un'esposizione.L’accoppiamento con altre razza è tassativamente vietato. IL CARATTERE L’angora turco è un gatto vivo,intelligente ed osservatore.E’ molto affettuoso e molto attaccato ai suoi padroni; tanto che più di una volta diventa quasi “appiccicoso”.Niente gli scappa, è ovunque voi siate, seguendo tutti i vostri fatti ed i vostri gesti: con la svelta zampetta vi rubacchia …la matita o ciò che avete in mano!Per di più, può indifferentemente comportarsi in maniera tranquillissima o  al contrario superattiva, invitandovi a partecipare ai suoi “giochi” con  piccoli miagolii: infatti è anche abbastanza chiacchierone.……!E’ un cacciatore nato ed un sportivo che non esiterà a saltare, dopo averla individuata, in una qualsiasi apertura della vostra abitazione; è per questo che bisogna evitare di lasciare le finestre degli appartamenti aperti in sua presenza, ricordate che è molto agile.Ama l'acqua, a patto di essere abituato da giovane; può ambientarsi tanto bene in una casa di campagna che in un appartamento: basta che sia in compagnia  del suo padrone, per potergli ….. ronzare intorno!Quando è stanco desidera accovacciarsi sulle vostre ginocchia, arrabbiandosi se vi permettete di depositarlo….. per fare altro!È intelligente ed apprende molto rapidamente, per esempio, …..ad aprire le porte.Infine, è molto socievole sia con gli altri gatti che con i cani, ai quali, però, sia stato abituato da giovane.Il suo mantenimento è abbastanza facile e richieda solamente una spazzolatura settimanale, salvo in periodo di muta, quando l'ideale è una spazzolatura quotidiana.www.dellefavole.com
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Maine Coon
Lunedì 27 Aprile 2009
Maine Coon sono i gatti a pelo semilungo, che sono stati trovati nelle foreste del Maine e alcune zone limitrofe ben definite. (Il Maine, come tutti sappiamo, è uno degli Stati Uniti d'America, che si affaccia sull'Atlantico ed e' ai confini col Canada.) E Maine Coon sono ovviamente anche i discendenti di questi gatti, che possano certificare le loro origini mediante un pedigree. Ecco perchè per il Maine Coon il pedigree costituisce un documento fondamentale più che per altre razze. Un gatto persiano ad esempio, se anche non ha il pedigree, ma corrisponde alle caratteristiche fisiche della razza, può benissimo essere definito un Gatto Persiano. Per il Maine Coon invece non è così, non è sufficiente che abbia le giuste caratteristiche fisiche, deve dimostrare di provenire dal Maine. Così come un formaggio sardo, se viene fatto in Lombardia, non è più un formaggio sardo, anche se del tutto simile a quello.Il nome Coon deriva da "raccon", l'orsetto lavatore, col quale inizialmente si credeva che questo gatto fosse imparentato, per via della similitudine dei mantelli, nella versione brown tabby, e anche per la folta coda. In seguito è stato accertato che un incrocio gatto-orsetto lavatore è geneticamente impossibile, tuttavia, vivendo a stretto contatto nelle stesse foreste, senz'altro questi animaletti debbono aver appreso alcuni comportamenti gli uni dagli altri, quale ad esempio il piacere di giocare con l'acqua.Sull'origine del Maine Coon si sono fatte varie ipotesi, ma la più attendibile sembra la seguente. I Vikinghi con le loro veloci navi raggiunsero le coste atlantiche dell'America, portando con sé i loro gatti, i Norvegesi delle Foreste, che poi, una volta sbarcati si dispersero per i boschi del Maine, probabilmente non così dissimili dai boschi scandinavi. E qui avvenne l'incontro con la Lince Canadese, con la quale invece l'incrocio è possibile, e .... così ebbe origine questa nuova razza.Oggigiorno non possiamo dire che le foreste del Maine pullulino di Maine Coon; ormai i nostri eroi li troviamo solo negli allevamenti e nelle case private, ben protetti e coccolati. Molti di loro fanno i "divi" nelle esposizioni feline, dove quasi sempre trionfano sui pur ottimi rappresentanti delle altre razze.Il Maine Coon è un gatto di taglia grande, in media un maschio pesa sui 7 - 8 chili, una femmina un po' meno, ma alcuni maschi arrivano a pesare fino a 12 chili. Tuttavia non e' tanto il peso in sé che conferisce l'aspetto imponente, quanto piuttosto la taglia grande, le belle zampone (diversi esemplari presentano la polidattilia), il corpo allungato ed atletico, la lunga folta coda, una abbondante collaretta, che ricorda la criniera di un leone, il pelo che scende fluente dai fianchi e soprattutto lo sguardo.E dallo sguardo si giunge al carattere, che è il maggiore pregio del Maine Coon. I tedeschi, sempre molto precisi, lo definiscono "meschbezogen", che significa "rivolto all'uomo". Il Maine Coon infatti più che delle foreste ha bisogno di avere dei rapporti diretti con l'uomo, vuole essere considerato a tutti gli effetti un membro della famiglia, vuole partecipare a tutti gli eventi, anzi spesso previene i nostri gesti, per farci capire che e' presente e attento. Inoltre e' sempre di buon umore, molto accomodante, non si offende, non risente delle variazioni atmosferiche, non è dispettoso, è affettuoso, anche da adulto ama giocare. Insomma tutto questo lo rende un compagno ideale per grandi e piccini e anche un ottimo soggetto per la pet-therapy.Molto è stato detto a questo proposito, più  meno a sproposito, visto che si tratta di una disciplina ancora poco sviluppata. Possiamo comunque dire che il Maine Coon e' senz'altro adatto a ravvivare un ménage familiare un po' fiacco, in cui si parla troppo poco, a tenere compagnia ad un single (giovane od anziano che sia), a svolgere una importante funzione educativa nei riguardi dei bambini e degli adolescenti. Mentre per usi più particolari, quali ad esempio nel recupero di bambini con dei problemi, starà agli operatori specializzati scegliere i soggetti e i metodi più adatti.Per quanto riguarda gli standard di razza, le varie associazioni feline sostanzialmente concordano. Tuttavia di tanto in tanto gli standard vengono "rinnovati", leggermente modificati  e gli allevatori, se vogliono restare al passo coi tempi, si devono adeguare, privilegiando i soggetti dalla morfologia più "moderna". Così anni fa il Maine Coon aveva la testa più grossa e il muso poco prominente, ora invece si preferisce una tipologia più longilinea. E su questo punto gli allevatori sono divisi: c'è chi preferisce continuare col tipo tradizionale, anche a costo di non vincere più alle esposizioni, chi invece cerca di adeguarsi, producendo soggetti sempre più longilinei.I colori del Maine Coon.Lo standard ammette praticamente tutti i colori, tranne quelli "colour point", che indicherebbero una evidente ibridazione con le razze siamesi. La FiFe distingue ben nove classi di colore:1. Nero o blu solido2. Nero o blu solido con bianco. A questo proposito vogliamo sottolineare che la quantità di bianco può variare da un minimo di qualche macchiolina bianca (anche solo qualche pelo bianco sul petto) ad un massimo di quasi tutto il corpo bianco e il colore ridotto alle estremità della coda e delle orecchie, come nel tipo van. Esiste la tendenza da parte di alcune associazioni a voler regolamentare minuziosamente la posizione e la grandezza delle macchie, ma questa tendenza deve essere combattuta, in quanto il Maine Coon è un gatto naturale, non stereotipato e tale deve restare.3. Brown tabby o blu tabby.4. Brown tabby o blu tabby con bianco.5. Rosso, crema, squama.6. Rosso, crema, squama con bianco.7. Silver.8. Silver con bianco.9. Bianco.  SusannaAllevamento WhiteForestTel. 0733-852222 Cell. 347-4370538E-mail: forestabianca@gmail.comWeb: www.whiteforest.it
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Cocorito o ondulato
Mercoledì 19 Agosto 2009
Il pappagallino ondulato o cocorita (MELOPSITTACUS UNDULATUS) può raggiungere una grandezza media di 18 cm e una vita media di 10 anni se in buone condizioni di mantenimento.Sono ottimi pappagallini da compagnia e possono essere sistemati i gabbie o in voliere di comunità.Sono pappagallini socievoli simpatici, non amano stare soli e in natura vivono i grandi gruppi.Con un po’ di esercizio possono imparare alcune parole o imitare dei suoni.LA GABBIA/VOLIERA:le misuri minime per una coppia sono 90cm(lunghezza), 45cm(profondità), 45cm(altezza).All’interno della gabbia o della voliera è importante che ci sia:un numero adeguato di mangiatoie rispetto al numero degli ospitiun numero adeguato di beverini rispetto al numero degli ospitiposatoi posti in modo da favorire l’esercizio fisicoeventuali giochi per pappagalli per farlo divertire.è importante che la gabbia abbia le rete sul fondo in modo da dividere il pappagallino dalle sue feci, il loro contatto sarebbe poco igienico e poco salutare. ALIMENTAZIONE:La loro dieta è formata da varie semenze per pappagallini (senza girasole), i semini andranno controllati tutti i giorni perché i cocoriti hanno il vizio di buttare Le bucce dei semi dentro la mangiatoia insieme agli altri semi, quindi una mangiatoia apparentemente piena potrebbe avere solo bucce e quindi andrebbe svuotata per mettere nuovi semi.Oltre ai semi è importante fornire quotidianamente frutta e verdura ma senza esagerare (mela, pera, insalata, banana, cetrioli, carote, radicchio …..)Attenzione a non dare avocado perché risulterebbe tossico.Inoltre va aggiunto il pastoncino (specialmente durante la riproduzione) e osso di seppia. RIPRODUZIONE:è possibile riconoscere il sesso del proprio cocorito guardando il colore della cera sopra il naso (narici), in età giovanile è rosata sia nei maschi che nelle femmine, poi la colorazione muta e diventa celeste per i maschi e rosa tendente al marrone per le femmine.In età avanzata, quindi negli esemplari anziani la cera è marrone sia nei maschi che nelle femmine.Se la gabbia o la voliera si trova in un posto riscaldato è possibile riprodurre i cocoriti con facilità in qualsiasi mese dell’anno mentre se si trovano all’aperto sarebbe meglio evitare mesi troppo freddi o troppo caldi facendo attenzione a non superare in entrambi i casi tre covate annue in modo da non stressare e indebolire troppo la coppia.Al momento della riproduzione è essenziale inserire un nido di legno con foro d’entrata circolare di dimensioni 15cm(larghezza),15cm(profondità) e 18cm (altezza), non importa inserire materiale per imbottire il nido visto che ci penseranno loro rosicchiando con il becco il foro e mettendo i trucioli sul fondo.In media la femmina depone 4-5 uova che coverà per 18-19 giorni.Al momento della schiusa i piccoli pappagallini sono rosa, senza piume e con gli occhi chiusi, vengono imbeccati dai genitori con il “latte di gozzo”, sostanza che viene dal gozzo, molto nutritiva per loro.Lo svezzamento viene completato a 6 settimane dalla nascita anche se già a quattro settimane inizieranno ad uscire dal nido.La maturità sessuale è a 12 mesi di vita, eventuali riproduzioni precedenti sarebbero sterili e inutili.
Insegnare il gioco dei bicchieri al proprio pappagallo
Mercoledì 30 Settembre 2009
Dopo l’allevamento a mano, appena finito lo svezzamento potrete insegnare al proprio pappagallo alcuni giochi che lo faranno divertire e svilupperanno la sua intelligenza, come il gioco dei bicchieri.   Occorrenti: -bicchieri di plastica dura(in modo che non si possono rompere), non in vetro perché non si deve vedere all’interno e ognuno di un colore diverso -premio (semino di girasole, frutta o altre cose buone) -tanta pazienza Durata lezione: massimo 2 ore e se è stanco (non segue più la lezione) puoi fare anche alcune pause. sarebbe ottimo se fosse fatta tutti i giorni, per il pappagallo non deve essere un lavoro, una cosa pesante, ma un gioco e si deve divertire. Iniziate con 2 bicchieri ad esempio uno rosso e uno verde, gli fate vedere i due bicchieri vicini e distanziati fra loro in modo che ci passi una mano, successivamente mostrate il semino, glielo fate vedere bene e lo mettete sotto al bicchiere rosso (il colore è un esempio lo puoi mettere anche sotto al verde). Inizialmente fate un passaggio il rosso lo mettete al posto del verde e il verde al posto del rosso. Avvicinate il suo becco al bicchiere rosso che contiene il semino in modo da farglielo toccare e appena toccato ditegli bravo!, alzate il bicchiere e dategli il semino. Continuate così in modo che capisca che deve seguire con lo sguardo il colore dove inizialmente viene messo il semino. Le prime volte sarete voi a portare lui al bicchiere che contiene il semino e a faglielo toccare è importante che venga premiato solo quando ha toccato con il becco il bicchiere. Dopo molte volte che eseguite questo passaggio fermate la mano poco prima che il suo becco tocchi il bicchiere, in modo che lo tocchi lui, di sua spontanea volontà sapendo che dopo riceverà il premio. Se avrà percepito l'insegnamento lui toccherà con il becco il bicchiere e voi lo alzerete e gli darete il semino, nel caso lui non avesse ancora compreso cosa deve fare, restando li fermo continuerete voi a fagli toccare il becco sul bicchiere finché non imparerà l'esercizio. Quando avrà capito che deve toccare il bicchiere con il becco, allontanatelo un pochino dal bicchiere in modo che debba allungare un pochino il collo per arrivarci. Continuate con questa nuova distanza finché non sarà sicuro di ciò che fa. Successivamente vi allontanerete ancora, in modo che lui non arrivi al bicchiere, quindi scenderà dalla vostra mano e andrà a toccare il becco sul bicchiere poi gli dite bravo e date il premio. Lo so ci vuole tanta pazienza e spiegarlo per scritto non è nemmeno facile, spero che voi stiate riuscendo ad immaginarti tutti i passaggi. Continuate così e una volta appreso il nuovo insegnamento allontanatevi sempre di più. dovrà diventare una cosa meccanica: semino dentro il bicchiere, bicchieri invertiti e lui si dovrà avvicinare toccare il bicchiere con il becco e te lo premierai con un bravo e con il semino. Una volta che diventerà bravo potrete provare con 2 passaggi, invertire i bicchieri e rimetterli come erano, quindi: rosso-verde, verde-rosso, rosso -verde. una volta che imparerà anche con 2 passaggi aggiungerai un'altro bicchiere(per esempio giallo) e continuate la solita lezione fino a quando lo vedrai sicuro nel riconoscere il bicchiere con dentro il semino. Scusate se lo ripeto, ma è fondamentale, ogni passo in avanti va premiato in modo da stimolarlo a ricompiere l'azione. Invece quando non farà la cosa aspettata non va punito ma semplicemente ignorato non dando il premio.
CDP
Ampullarie
Martedì 08 Settembre 2009
AMPULLARIELe ampullarie (o ampullariidae) sono chiocciole d'acqua dolce comuni in molte zone tropicali di tutto il mondo e diverse specie hanno avuto una tale diffusione nel mondo dell'acquariofilia, da farle diventare comuni anche nei nostri acquari.Il loro aspetto appariscente e la loro taglia relativamente grande (5-15 cm, o 2-6 pollici, a seconda della specie) ha largamente contribuito al loro successo.Secondo l'odierna nomenclatura ufficiale, la famiglia delle ampullarie (ampullariidae) è suddivisa in più generi: Asolene, Felipponea, Marisa e Pomacea originarie del Nuovo Mondo (America centro-meridionale, arcipelago caraibico, e Stati Uniti meridionali), e Afropomus, Lanistes e Saulea che si trovano in Africa. Il genere Pila è invece originario sia dell'Africa che dell'Asia.La distinzione dei sessi nelle ampullarie è un altro punto in cui prevale la disinformazione. Contrariamente a quanto si pensa, non tutte le chiocciole sono ermafrodite, e le ampullarie sono solo uno dei molti esempi.Habitat e adattamentoLe ampullarie abitano diversi biotopi: da paludi, fossi e stagni a laghi e fiumi. La maggior parte delle specie, però, preferisce l'acqua ferma o a lento corso, e solo poche specie si sono adattate ai fiumi con correnti forti.La combinazione polmoni/branchie nelle ampullarie dimostra la loro capacità di adattamento agli ambienti acquatici poveri d'ossigeno. Questo è spesso il caso delle paludi e degli specchi d'acqua poco profondi. Se non avessero i polmoni dipenderebbero totalmente dalle loro branchie, il che limiterebbe la loro capacità di sopravvivenza.Un altro vantaggio della respirazione polmonare accostata all'essere munite di guscio e opercolo, è la capacità di sopravvivere ai periodi di siccità, molto comuni in questi biotopi durante le stagioni estive. In questi casi si seppelliscono nel substrato e cadono in un letargo estivo con il guscio saldamente sigillato dall'opercolo. In condizioni di umidità e temperatura favorevoli, le ampullarie possono essere attive tutto l'anno. Oltre a proteggerle dalla siccità, il guscio è un'efficace difesa contro i predatori. Molte specie, in particolare le Pomacea, originarie del Sud America, hanno un'altra notevole particolarità anatomica: un sifone respiratorio. Quest'organo, formato da una ruga della cavità del manto, nella parte sinistra del collo, è difficilmente visibile quand'è inutilizzato. Talvolta le ampullarie necessitano di cambiare l'aria nel polmone, i muscoli della ruga si contraggono facendola diventare una struttura tubolare (sifone), che permette alla chiocciola di respirare l'aria in superficie restando sott'acqua. Rimanendo sommersa, la chiocciola riesce a sfuggire agli attacchi degli uccelli predatori.Un'altra caratteristica sorprendente delle ampullarie, sono le uova deposte sopra il pelo dell'acqua. Giunta l'ora della deposizione, la femmina abbandona l'acqua per deporre le uova sugli steli emersi della vegetazione acquatica, su tronchi, rocce o altre superfici solide emerse. Questo comportamento singolare appartiene, per quanto ne sappiamo, solamente alla famiglia delle ampullarie. Tuttavia non tutte le ampullarie, depongono in superficie, infatti Asolene, Felipponea, Lanistes, Marisa e probabilmente anche Afropomus e Saulea depongono le uova sempre avvolte in una massa gelatinosa su superfici solide, ma immerse.AlloggiamentoLe ampullarie possono essere tenute facilmente in qualsiasi acquario, ma il grande appetito che molte specie hanno per le piante, fa sì che non tutti le considerino un'ottimo ospite. Ad ogni modo, come abbiamo detto prima, le Pomacea bridgesii sono un'eccezione, tanto che, se non adeguatamente nutrite, morirebbero di fame nonostante la vegetazione. Purtroppo, molti acquariofili, negozianti compresi, non sono a conoscenza di queste differenze e considerano tutte le ampullarie nocive per la vegetazione. (un ulteriore luogo comune).Le ampullarie possono vivere assieme a molte specie di pesci senza alcun problema, ma è bene evitare di introdurre pesci che si nutrono di molluschi (ovviamente). Inoltre, molti pesci tenteranno di mordere i loro tentacoli, ma questo non dovrebbe costituire un grosso problema, perché le chiocciole possono ritirarli velocemente dentro il guscio.In generale, per ogni chiocciola di media taglia, è consigliabile uno spazio di almeno 10 litri. Inoltre è opportuno che la vasca abbia un coperchio per evitare fughe notturne. Condizioni dell'acquaLe ampullarie non hanno particolari esigenze per quanto ricguarda la qualità dell'acqua: in condizioni ostili sopravvivono meglio di molti pesci. Prendete le stesse precauzioni che prendereste per rendere tollerabili i valori dell'acqua ai pesci (filtraggio, cambi periodici ecc...). Tuttavia, siccome le chiocciole hanno bisogno di calcio per il proprio guscio, necessitano di pH neutro o alcalino, ed è importante prestare particolare attenzione a questo fattore.CiboLe ampullarie sono molto facili da nutrire, mangiano quasi tutto quello che riescono a strappare in pezzi piccoli da mettere in bocca. Verdura (come cetrioli, spinaci, carote e lattuga), cibo per pesci, pesci morti, altre chiocciole e le loro uova, alghe, gamberetti... mangiano di tutto. TemperaturaEssendo le ampullarie animali tropicali, (eccetto alcune specie come le Felipponea e le Asolene, che sono chiocciole subtropicali), la temperatura dell'acqua dovrebbe restare tra i 18 e i 28°C.AllevamentoIl successo nell'allevamento delle ampullarie dipende da diversi fattori.Prima di tutto, sono necessari un maschio e una femmina; e con ciò sorge già il primo problema: Come si capisce se si hanno entrambi i sessi? Sfortunatamente non è semplice individuarne le differenze senza essere allenati. Per sicurezza, è meglio tenere più individui assieme, in modo da aumentare la probabilità che tra questi ci siano entrambi i sessi.Successivamente le chiocciole dovrebbero cominciare ad accoppiarsi e a deporre le uova. Temperature elevate e abbondanza di cibo dovrebbero incentivarle a farlo. E' da notare che tutto ciò può richiedere tempo e pazienza. Le diverse condizioni stagionali possono influire sulla loro attività riproduttiva.Una volta pronte le uova, la femmina abbandona l'acqua durante la notte, in cerca di un buon posto dove deporle. In acquario può avvenire sulle pareti o sul coperchio, mentre in un laghetto avviene su qualsiasi oggetto vicino all'acqua. E' piuttosto ovvio che le chiocciole necessitano di sufficiente spazio per deporre le uova sopra il pelo dell'acqua.Le uovaLe uova vengono deposte una per una e attaccate le une alle altre fino a formare un solido grappolo. Appena deposte sono soffici e hanno un colore lattiginoso, ma si induriscono in poche ore. La loro colorazione definitiva (bianco, verde, rosato o arancione chiaro, a seconda della specie) si stabilizza dopo un giorno o due.Le uova dovrebbero rimanere umide, ma non bagnate, e mai immerse, altrimenti i nascituri annegherebbero. In generale questo non dovrebbe essere un grosso problema in acquari muniti di coperchio.E' da notare che non tutte le specie di ampullarie depongono le uova fuori dall'acqua. La Corno d'Ariete (Marisa cornuarietis) per esempio, depone le uova in acqua agglomerate in grappoli gelatinosi.Chiocciole neonateDopo 2-4 settimane (a seconda della temperatura), le uova sono in procinto di schiudersi. Il grappolo diventa sempre più scuro e finalmente le nuove nate, mangiando il guscio dell'uovo, fuoriescono lasciandosi cadere in acqua.Poiché molti pesci mangiano queste chiocciole quando sono piccole, è buona norma trasferirle in una vasca separata. E' piuttosto difficile catturare chiocciole di queste dimensioni senza ferirle, è molto più semplice trasferire l'intero grappolo di uova prima che avvenga la schiusa: bagnate le uova e la suerficie a cui sono attaccate e aspettate qualche istante. Quindi provate a muovere leggermente l'intero grappolo finché si stacca e sistematelo da qualche parte su un oggetto galleggiante nel nuovo acquario. Un altro sistema è quello di aspettare che le chiocciole sguscino e prendere il grappolo in quel momento, in questo caso non è necessario che resti intatto e non serve metterlo su un oggetto galleggiante poiché le chiocciole sono già sgusciate, si può addirittura metterlo sott'acqua e scuoterlo per liberarlo dalle stesse chiocciole. Questo metodo, se accuratamente seguìto, salvaguarda la buona salute di un numero elevato di chiocciole.Durante i primi giorni che seguono la schiusa, le piccole ampullarie si nutrono di alghe tenere e avanzi di cibo. Tutto ciò è sempre disponibile in un acquario avviato, ma può non esserlo in uno nuovo, quindi preparate la vasca per le ampullarie almeno due settimane prima della schiusa, oppure nutritele con del cibo per pesci sminuzzato. Dopo una o due settimane le piccole chiocciole sono in grado di mangiare le stesse cose dei genitori. Scritto daInclude
Xenopus laevis
Martedì 30 Novembre 1999
Normal 0 14 Xenopus laevisLe più diffuse e conosciute rane tra le 17 specie appartenenti al genere Xenopus sono senza dubbio le Xenopus laevis, allevate in cattività fin dagli inizi del '900.La VascaIn natura le Xenopus laevis vivono tipicamente in acque stagnanti con uno spesso fondo melmoso. Nonostante siano esclusivamente acquatiche, possiedono dei polmoni ben sviluppati, con i quali respirano aria dalla superficie dell'acqua. Anzi, senza un costante accesso alla superficie e quindi all'aria soprastante, le Xenopus soffocano rapidamente. Per alloggiare le Xenopus va bene quasi qualsiasi acquario, l'importante è che sia a prova di fuga: sono regine dell'evasione, spiccando salti senza preavviso e riuscendo a passare per fessure impensabili. L'acquario deve essere quindi ben coperto, ma allo stesso tempo assicurare la necessaria ventilazione. Le Xenopus adulte arrivano a circa 10-15cm di lunghezza, e anche se possono essere allevate da sole, sono animali sociali, che interagiscono tra di loro, per cui sarebbe preferibile allevarle in gruppo; il minimo per loro sono 40 litri per 2 rane, 60 litri per 4 rane. Sono molto aggressivie e voraci, se tenute allo stretto possono anche attaccarsi tra di loro e mostrare episodi di cannibalismo. Questi anfibi preferiscono acqua stagnante e tranquilla, il filtro si può usare, a patto che produca una corrente molto ridotta, che non disturbi le rane, per esempio un filtro a spugna con areatore. Se l'acquario è molto grande si può usare anche un filtro esterno, facendo in modo che la bocchetta di uscita dell'acqua sia rivolta verso un ramo o una pietra, che diffonda il flusso in tutte le direzioni, disperdendolo; può essere utile anche "allungare" l'uscita incastandovi un pezzo di tubo di gomma tutto bucherellato nella lunghezza, in modo che l'acqua esca dai fori tipo "innaffiatoio", rpovocando meno corrente.Purtroppo è facile che le piante acquatiche vengano distrutte da queste rane, per cui non si può fare affidamento su di loro per migliorare la qualità dell'acqua; in questo caso qualcuno ha avuto successo con il Pothos, la comune pianta da appartamento: basta metterne qualche talea con il gambo immerso nell'acqua e le foglie fuori, in modo che non marciscano: le radici che presto il Pothos emette assorbono i nitrati molto velocemente ed efficacemente.Sabbia o ghiaino corrono il rischio di essere inghiottiti dalle Xenpus nella foga del pasto, e possono dare seri problemi al loro apparato digerente, per cui per una vasca a loro dedicata è meglio usare ghiaia grossa , diametro superiore a 10 mm, e pietre grandi e lisce. Tollerano un'ampia gamma di temperature, ma è comunque meglio allevarle tra i 15 e i 27°C, cioè quella abituale delle nostre case. L'illuminazione non deve essere troppo intensa, perchè sono abituate in natura a vivere in acque fangose e torbide, inoltre non è nemmeno strettamente necessaria, in quanto le Xenopus non consentono la coltivazione delle piante.Non sono rane che si possono allevare con i pesci: sono ingorde e diventano grandi, difficile trovare pesci che non entrino nella loro grande bocca, anche perchè con pesci troopo grossi e aggressivi il problema ci sarebbe al contrario per le rane. Meglio allevarle in acquari monospecifici. AlimentazioneGeneralmente parlando, le Xenopus dovrebbero essere alimentate tutt'al più una volta al giorno, con la quantità di cibo che consumano in 10 minuti. La sovralimentazione e l'obesità sono una delle cause di morte di queste rane, come l'inquinamento dell'acqua. Uno dei lati positivi della loro ingordigia è che, a differenza di molti altri anfibi che sono problematici da alimentare, loro mangeranno qualsiasi cosa si metterà in vasca di commestibile. Sono gli unici anfibi che possono essere nutriti anche con mangime secco. Particolarità- Sembra anche che, anche se più raramente rispetto ad anfibi come Pleurodeles e Cynops, anche le Xenopus siano in grado di "rigenerare" gli arti persi per cause traumatiche.- Scappano con molta facilità, basta dar loro anche la più piccola possibilità e loro non se la lasceranno scappare.  - Possono vivere anche fino a 15 anni, quindi quando si prendono bisogna essere consapevoli che andranno curate per tutto questo tempo.- Si riproducono facilmente e inesorabilmente, e bisogna tener conto delle centinaia di piccole rane che si dovranno accasare.Scritto daInclude   
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Testudo hermanni hermanni
Martedì 30 Novembre 1999
CLASSIFICAZIONEOrdine = TESTUDINESSottordine = CRYPTODIRAFamiglia = TESTUDINIDAEGenere = TESTUDOSpecie = TESTUDO HERMANNISTATUS GIURIDICOPer motivi conservazionisti, Testudo hermanni è stata inclusa nella Convenzione di Washington (C.I.T.E.S.), appendice II.DISTRIBUZIONE IN NATURATestudo hermanni è la testuggine terrestre maggiormente diffusa nella nostra penisola e l’unica sicuramente autoctona. L’areale di distribuzione europeo della specie spazia dalla Spagna alla Romania, passando attraverso il sud della Francia, Italia, Grecia, regioni balcaniche e Bulgaria.Nel nostro Paese si estende lungo pressoché tutta la costa tirrenica, in Puglia, in Calabria, in Sicilia e in Sardegna, seppure in modo locale e punteggiato, comprendendo popolazioni la cui attuale segregazione ad un numero sempre più ristretto di località e soprattutto all’interno di aree protette, riflette l’attività di raccolta cui è stata sottoposta questa specie nel corso degli anni per scopi commerciali, nonché la rarefazione degli habitat naturali.COLLOCAZIONE TASSONOMICALa collocazione tassonomica di Testudo hermanni ha attraversato nel corso degli anni alcune revisioni, sia a livello specifico che subspecifico. Sino a non moltissimi anni fa essa veniva designata col nome Testudo graeca, ora appartenente ad una specie diversa dalla quale si differenzia per alcuni caratteri distintivi. D’altro canto l'abitudine, rimasta nei paesi di lingua anglosassone, di chiamare Testudo hermanni col nome comune di ‘Greek Tortoise’, cioè testuggine greca (la vera Testudo graeca  è detta ‘Spur-thighed tortoise’), concorre ancora oggi ad alimentare la confusione nel distinguere queste due specie morfologicamente simili.L’iniziale suddivisione nelle due sottospecie , quella occidentale Testudo hermanni ssp. robertmertensi e quella orientale Testudo hermanni ssp. hermanni, a partire dal 1987 si è tradotta, per motivi di priorità tassonomica, in Testudo hermanni ssp. hermanni e Testudo hermanni ssp. boettgeri (Mojsisovics, 1889), rispettivamente. La forma occidentale era stata infatti descritta per prima da Gmelin e quindi, in quantoolotipo, doveva rappresentare la specie nominale. Recentemente sono state proposte due nuove forme, dal valore tassonimico non ancora accertato: Testudo hermanni ‘peloponnesica’ e Testudo hermanni 'hercegovinensis’.CARATTERISTICHE MORFOLOGICHELa presenza di due scuti sopracaudali in luogo di uno scuto singolo viene di norma assunta quale carattere più evidente e sicuro per distinguere Testudo hermanni da Testudo graeca, nonostante vari studi condotti su popolazioni appartenenti alle due diverse specie abbiano evidenziato in entrambe diffusi casi di “anomalie” che ne ridimensionano l’importanza: da una parte l’esistenza di esemplari di Testudo hermanni dotati di singolo scuto sopracaudale, dall’altra esemplari di Testudo graeca con scuto sopracaudale doppio (questi ultimi meno frequentemente).“Eccezioni” queste, talvolta anche abbastanza diffuse, che possono rendere difficile la collocazione certa di simili esemplari anomali nell’una o nell’altra specie da parte dei non esperti. La presenza di tale variabilità morfologica per questo carattere impone che vengano considerati anche altri caratteri, la combinazione sola dei quali sarà determinante per una sicura classificazione.Questi ultimi sono:    *      l’astuccio corneo presente all’apice della coda tanto dei maschi quanto delle femmine di Testudo hermanni (e assente in T.graeca);    *      la presenza di tubercoli cornei ai lati delle cosce nelle sole T.graeca;    *      la colorazione del piastrone, formante due bande nere più o meno continue in T.hermanni, confusamente segnato di colore grigio scuro-nero in T.graeca. Rapporti fra T. hermanni hermanni e T. hermanni boettgeriQueste due razze geografiche comprendono, rispettivamente, le popolazioni ad Occidente e ad Oriente del Mare Adriatico. Le popolazioni italiane appartengono quindi alla sottospecie Testudo hermanni hermanni, che differisce dalla simile Testudo hermanni boettgeri per taluni caratteri morfologici, dei quali ci occuperemo più avanti in modo dettagliato, e per le dimensioni generalmente più contenute.La sottospecie boettgeri occupa un vasto areale che, partendo dall’Istria, si estende lungo tutte le coste orientali dell’Adriatico per allargarsi nella penisola greca fino alla Romania e Bulgaria. La supposizione circa la presunta autoctonicità di questa sottospecie nel Friuli, nel Veneto ed in Emilia Romagna è stata più volte avanzata a giustificazione dei frequenti rinvenimenti, per esempio nelle zone attorno al Delta del Po, ma nonsembra aver ottenuto conferme definitive.Sappiamo inoltre che numerosi esemplari provenienti dall’ex Jugoslavia sono stati importati e liberati negli anni passati nel Centro-Nord Italia, circostanza che renderebbe particolarmente difficili eventuali studi che intendessero provare quanto sopra ipotizzato sulla base della comparazione di individui nelle zone di ritrovamento e tendenti a ricercare un’eventuale uniformità morfologica.Attualmente entrambe le sottospecie sono diffusamente allevate e riprodotte con successo in cattività, per quanto quella orientale abbia dimostrato una maggiore resistenza ai climi rigidi del Nord Italia, resistenza probabilmente dovuta al fatto che si tratta per la maggior parte di esemplari provenienti da zone a latitudini più elevate (per esempio, dall'Istria o dalla Croazia).I caratteri che distinguono le due sottospecie di T. hermanni, pur di facile individuazione,  mostrano tuttavia una variabilità tale da rendere in alcuni casi ardua la sicura classificazione di esemplari di provenienza sconosciuta. Per quanto alcuni studiosi si siano dati parecchio da fare analizzando un gran numero di soggetti appartenenti a ciascuna delle due sottospecie (vedi gli “indici di Stemmler”, proposti nel 1968), appare complessivamente difficile stabilire parametri esatti che possano distinguerle, questo in parte a causa della presenza accertata di esemplari portatori di caratteri intermedi, anche non necessariamente ibridi.La livrea di Testudo hermanni boettgeri si è rivelata particolarmente variabile, specie nella colorazione del carapace, e si sono osservate anche forme con una pressoché totale assenza di pigmento nero. Al contrario la “cugina” occidentale sembra più costante nelle caratteristiche, soprattutto nella colorazione. Per questi motivi non è da escludere che future ricerche possano portare al riconoscimento di talune di queste forme locali di T.h.boettgeri come nuove sottospecie o razze geografiche, e quindi alla suddivisione di questo taxon, ipotesi sempre comunque subordinata all’individuazione di uniformità morfologiche nelle popolazioni selvatiche considerate e alla presenza di fattori ecologici e geografici che possano chiarire la natura e il grado di un eventuale isolamento riproduttivo.La descrizione che segue va quindi ponderata alla luce di queste considerazioni.    *      Testudo hermanni hermanni presenta un piastrone con un’ estesa copertura di colore nero, tale da formare due bande continue ai lati dello stesso, a differenza di T.h.boettgeri sul cui piastrone è possibile osservare solamente macchie di colore scuro o nero disgiunte fra loro. Si segnala peraltro la presenza di esemplari appartenenti a quest’ultima sottospecie con piastrone completamente nero o con una disposizione del colore simile a quella osservabile nella forma occidentale: alcuni esemplari provenienti dal Peloponneso o dalla Croazia possono per esempio trarre facilmente in inganno date le dimensioni generalmente contenute e la colorazione scura del loro piastrone. Nel caso particolare della Grecia, la variazione morfologica nella pigmentazione del piastrone di T.h.boettgeri segue un cline individuato nel passaggio dagli esemplari di grandi dimensioni e debolmente macchiati di nero tipici del Nord, a quelli di dimensioni più contenute e col piastrone molto scuro del Sud. Ladistribuzione del pigmento nero in questi ultimi è assai simile a quella tipica della nostra T.h.hermanni, quando non addirittura più estesa, data la frequenza di esemplari melanotici (dintorni di Sparta, come rilevato da  R. Willemsen, 1999).    *      Altro parametro utile è il rapporto fra le dimensioni della sutura pettorale e quella femorale del piastrone: si assumono appartenenti alla sottospecie hermanni gli esemplari in cui la sutura pettorale è minore della femorale; il rapporto inverso sarebbe invece tipico della boettgeri.  Proprio questo che potrebbe sembrare a prima vista il carattere più “certo”, quasi matematico, si è invece rivelato forse il più controverso. Il problema nasce infatti dall’esistenza di esemplari che presentano un rapporto uguale o vicino a uno: a tal proposito, e a sostegno della già citata difficoltà di fondo a distinguere con certezza le due sottospecie, va rilevata l’esistenza di soggetti di Testudo h.boettgeri verosimilmente “puri” la cui sutura pettorale è di dimensioni uguali (quando non leggermente inferiori) a quella femorale. Anche in questo caso, quindi, ci troviamo di fronte ad un continuum di forme caratterizzate da un’assenza di variazioni discrete (vale a dire di “salti”) che rende certamente ragione di una classificazione inferiore al rango di specie e giustifica le difficoltà che si incontrano nella collocazione tassonomica.    *      La presenza di una macchietta gialla sotto l’occhio può aiutare a classificare come T.hermanni hermanni un esemplare dubbio, per quanto sia possibile osservare la stessa caratteristica in T.h.boettgeri di giovane età (poi in questa sottospecie tende a sparire).    *      Le dimensioni della nostra h. hermanni si aggirano intorno ai 14-17 centimetri per le femmine, con punte minime e massime rispettivamente nelle popolazioni pugliesi e sarde (queste ultime possono raggiungere i 19-20 cm in grosse femmine), mentre fra le più grandi h.boettgeri non sono rari casi in cui i 20 cm vengono ampiamente superati (dimensioni massime 28-30 cm osservate in esemplari provenienti dalla Romania e dalla Bulgaria). I maschi sono più piccoli in entrambi i casi.    *      Va inoltre segnalato che soggetti anomali con scuto sopracaudale unico si rinvengono molto più facilmente nella sottospecie orientale: uno studio condotto da Highfield & Bayley su un campione composto da 438 esemplari di T.h.boettgeri in natura e in cattività, ha rilevato un’incidenza dell’ anomalia attorno al 18%; questo carattere è inoltre trasmissibile nelle generazioni anche in forma recessiva.L’accoppiamento fra Testudo hermanni hermanni e Testudo hermanni boettgeri, sconsigliato tanto in natura (introduzione di esemplari non autoctoni) quanto in cattività (promiscuità fra esemplari delle due sottospecie) per comprensibili motivi biologici ed ecologici, porta alla nascita di ibridi fertili e dotati di caratteri più o meno intermedi fra i due genitori, ma più frequentemente, sembra, con una dominanza della livrea tipica della prima.A fronte della citate difficoltà nel discernere morfologicamente le due razze geografiche, va peraltro sottolineato che studi biomolecolari hanno rilevato significative differenze nelle sequenze del loro DNA (con riferimento allo studio condotto nel 2002 da A.C. van der Kuyl et al.).DIMORFISMO SESSUALELa presenza nei maschi delle tartarughe di un organo copulatore che viene estroflesso attraverso l’apertura cloacale solo nel momento dell’accoppiamento, fa sì che la distinzione del sesso debba basarsi principalmente su una serie di caratteri sessuali secondari. Nel caso di Testudo hermanni questi ultimi sono abbastanza evidenti, più che in altre specie dello stesso genere.    *      I maschi possiedono una coda lunga, robusta e grossa alla base. L’astuccio corneo è ben sviluppato. La coda della femmina è invece piccola e corta, l’apice corneo presente ma non così evidente;    *      La distanza dell’apertura cloacale dalla base della coda è maggiore nel maschio.    *      I maschi adulti presentano una concavità nel piastrone che tende ad accentuarsi con l’età; il piastrone delle femmine e dei giovani è invece piatto;    *      L’angolo formato dagli scuti anali del piastrone è molto maggiore nel maschio; l’altezza degli stessi scuti è però maggiore nella femmina;    *      Osservando la parte posteriore del piastrone di un maschio, si può notare che lo scuto sopracaudale è incurvato verso il basso. Nella femmina è “in linea” col resto del carapace;    *      I maschi sono di taglia inferiore rispetto alle femmine adulte della stessa sottospecie.       Le caratteristiche elencate riflettono le diverse necessità che maschio e femmina si trovano a dover affrontare nel rispettivo ruolo riproduttivo. Per esempio, la maggiore apertura degli scuti anali del piatrone garantisce al maschio una maggiore mobilità della coda durante l’accoppiamento, la concavità facilita monta, la rientranza dello scuto sopracaudale del carapace lo mette al riparo da possibili aggressioni di altri maschi e aiuta il mantenimento della posizione quasi verticale durante l’accoppiamento.Tutti i caratteri considerati si rendono tanto più evidenti quanto più l’esemplare in oggetto si avvicina alla maturità sessuale (in cattività, 4-6 anni per i maschi, 6-9 anni per le femmine); piccoli di 1-2 anni possono essere sessualmente indistinguibili se non ad un occhio molto esperto o attraverso la comparazione con numerosi esemplari. MANTENIMENTO IN CATTIVITA’Anche questa specie, come le altre appartenenti al genere Testudo, necessita di ampi spazi all’aperto e di un ricovero invernale, all’esterno o all’interno, nel quale trascorrere i mesi più freddi. Particolare attenzione verrà prestata all’allestimento di recinti “a prova di fuga”, in quanto questi animali si sono dimostrati in molte occasione degli evasori insospettabilmente abili.L’esposizione ideale dovrebbe permettere alle tartarughe di beneficiare dei raggi diretti del sole perlomeno nella prima metà della giornata; le ore mattutine sono infatti quotidianamente impiegate alla termoregolazione, vale a dire al raggiungimento della temperatura corporea ideale. Il loro metabolismo vienecosì velocizzato e dopo questo “bagno di sole” gli animali cominciano la ricerca dell’alimento: con una temperatura corporea di circa 30°C gli enzimi digestivi vengono completamente attivati.Le ore più calde della giornata vengono trascorse all’ombra; questi animali infatti mal sopportano l’eccesso di calore e, se da una parte l’esposizione ai raggi del sole è certamente essenziale per permettere la termoregolazione e il fissaggio del calcio nelle ossa, dall’altra l’impossibilità di godere di un riparo adeguato può portare rapidamente alla morte per surriscaldamento.L’occupazione di habitat semiaridi da parte della specie in condizioni selvatiche, impone un’attenzione particolare nell’evitare l’allevamento in microclimi eccessivamente umidi, ciò che potrebbe provocare problemi respiratori e favorire l’insorgenza di patologie come raffreddori o polmoniti. Soprattutto al Nord è ilcaso di costruire dei  ripari all’asciutto. D’altra parte un certo grado di umidità ambientale è necessario soprattutto per i neonati durante i primi mesi di vita, quindi l’ideale sarebbe disporre di un’ampia varietà di ambienti fra i quali possano scegliere.LETARGOL’entrata nella fase di riposo invernale corrisponde ad un rallentamento di tutta l'attività metabolica. Si tratta quindi di un momento particolarmente delicato durante il quale avvengono delle importanti modificazioni fisiologiche, motivo per cui in cattività è necessario prepararlo con il massimo riguardo alle esigenze di questi animali.Ciò nonostante sosteniamo che l’allarmismo col quale viene normalmente affrontato il tema “letargo”, sentito soprattutto nel caso dei giovani esemplari, sia totalmente ingiustificato; si tratta infatti di un evento assolutamente normale e fisiologico, ed eventuali decessi sono da attribuire per la massima parte a nostri errori di allevamento.Le cifre che vengono spesso propinate come effetto della “selezione naturale” che opererebbe per mano della latenza, secondo taluni vicine al 50% di sopravvivenza al primo anno di letargo, sono del tutto esagerate e prive di obiettività relativamente alle ragioni che vengono addotte, e con tutta probabilità sono la somma di una serie di fattori fra i quali il letargo in sé non ne rappresenta che una minima percentuale.Partiamo dal ragionevole presupposto che non esista alcun motivo per cui un esemplare in condizioni normali di salute non dovrebbe superare quei 4-5 mesi di letargo che costituiscono un evento assolutamente normale nella sua vita, e per affrontare il quale ha evoluto, in quanto specie, adattamenti più che adeguati. Miriamo piuttosto ad individuare le cause che nelle condizioni anormali imposte dalla cattività possono di fatto portare ai decessi.    *      Primo fattore importante è la temperatura. Il luogo di svernamento, sia esso all’aperto o al chiuso, deve mantenersi preferibilmente attorno ai 5°C, evitando con attenzione che la colonnina di mercurio scenda al di sotto dei 2° (la temperatura va calcolata laddove si trova l’animale, quindi sottoterra se è interrato). D’altra parte anche temperature eccessivamente elevate, per esempio quelle vicine o sopra i 10°, possono determinare qualche problema dovuto ad un mantenimento troppo elevato dei tassi metabolici, cui segue un consumo eccessivamente rapido delle riserve accumulate durante la bella stagione. Questa circostanza è tanto più pericolosa quanto più giovani sono le tartarughe.    *      L’umidità del substrato nel quale si trova l’animale durante la latenza è altrettanto importante in quanto, purché moderata, aiuta a limitare fortemente la disidratazione. Anche in questo caso le più esposte sono le giovani tartarughe, dato che soffrono maggiormente degli esemplari adulti per un’eccessiva siccità.    *      E’ importante che tutte le tartarughe vadano in letargo con lo stomaco e l’intestino vuoti; questo serve ad evitare che il cibo non digerito possa fermentare o putrefare all’interno dell’animale. In condizioni normali l’assunzione dell’alimento viene istintivamente ridotta con avvicinarsi della brutta stagione e del freddo. Pertanto è senz’altro sconsigliabile l’abitudine di ritirarle in casa per ripararle dal freddo notturno, per poi rimetterle all’aperto di giorno: ciò può indurre negli animali un disorientamento tale da renderli incapaci di regolarsi adeguatamente in preparazione del letargo.    *      E’ utile far bere le nostre tartarughe prima che si addormentino definitivamente: in questo modo, esse conserveranno una riserva di liquidi nella vescica dalla quale poter attingere in caso di bisogno.    *      Visite periodiche sono consigliate al fine di rilevare in tempo qualsiasi problema. E’ possibile anche procedere al peso dell’animale, che non dovrebbe perdere più dell’1% del proprio peso per ogni mese di letargo; se il dato rilevato sul nostro esemplare fosse significativamente superiore, ciò potrebbe essere la spia di una situazione anomala ed in questo caso sarebbe quindi consigliabile interrompere la latenza portandolo in un locale riscaldato.    *      Gli animali malati o denutriti e in generale tutti quelli che non hanno recuperato il loro peso entro il mese di agosto non vanno fatti ibernare. Qualsiasi situazione anomala o patologica tende inevitabilmente a degenerare durante il riposo invernale.    *      Anche i piccoli nati alla fine dell’estate in genere possono tranquillamente sopportare i 4 mesi di letargo. Tuttavia può essere consigliabile ridurne la durata limitatamente a questo primo anno, specie se si tratta di tartarughine nate solo da pochi giorni o poche settimane: un paio di mesi possono essere in questi casi sufficienti.ALIMENTAZIONE IN NATURAContrariamente a quanto si credeva fino a pochi anni fa, Testudo hermanni è una specie quasi esclusivamente vegetariana e le poche ricerche compiute sulle preferenze dietetiche di esemplari allo stato selvatico rafforzano questa conclusione. Le essenze erbacee consumate regolarmente dalle testuggini spaziano attraverso diverse famiglie, in particolare le ompositae, Leguminosae, Ranuncolaceae, Rubiaceae, Graminaceae. Esempio di piante molto comuni e bilanciate dal punto di vista nutritivo sono il tarassaco, la piantaggine e l’erba medica.Frutti e bacche costituiscono una minima parte della loro dieta (non più del 10%), quindi si consiglia anche in cattività di non eccedere nel proporli.Ancora controversa è l’ipotesi relativa ad un consumo deliberato di artropodi, in particolare anellidi, gasteropodi e insetti. L’analisi fecale effettuata in habitat ha peraltro evidenziato l’assenza di elementi a sostegno di questa ipotesi, sottolineando così il carattere saltuario di un eventuale consumo (cfr. Highfield) .Non è peraltro mai stato osservato in natura un comportamento attivo nel ricercare queste fonti di proteine animali. Si ritiene quindi che in natura le testuggini ingeriscano alimenti con un rapporto Calcio-Fosforo pari a 4-8:1 e che un limite massimo per la regolare assunzione di proteine animali sia il 7%.DISORDINI DIETETICI IN CATTIVITA'Diversamente Testudo hermanni si dimostra, in cattività, un animale fortemente opportunista e poco specializzato dal punto di vista alimentare, arrivando ad accettare tutto quanto di commestibile le viene offerto.L’abitudine ad assecondare questa tendenza porta a gravissime conseguenze per la loro salute: gran parte dei decessi occorsi in esemplari detenuti presso privati o giardini zoologici possono essere attribuiti ad un regime alimentare inadeguato, come hanno dimostrato alcuni studi effettuati in Inghilterra (rilevati da Rosskopf, 1981). La regolare somministrazione di elevati tenori di proteine animali causa sforzo renale, danni epatici, deformazioni alla corazza e può portare nel giro di alcuni anni al decesso.Le gravi deformazioni alla corazza osservabili in alcuni esemplari nati in cattività, sono anch’esse collegate a disordini alimentari, ed in particolare all’interferenza di alcuni alimenti con l’assimilazione del calcio:    *      il cavolo, gli spinaci e la barbabietola (fam. Chenopodiaceae, Brassicaceae) contengono elevati livelli di acido ossalico che inibisce direttamente il fissaggio del calcio nelle ossa;    *      la carne e i prodotti di origine animale possiedono un rapporto Calcio/fosforo fortemente sbilanciato a sfavore del calcio, ciò diminuisce la portata del calcio disponibile;    *      fagioli e piselli, pur essendo verdure, sono molto alti in proteine e quindi l’utilizzo regolare nella dieta è sconsigliato;    *      alimenti ad alto contenuto di carboidrati, come il pane, la pasta e frutta promuovono una crescita eccessivamente rapida esponendo gli animali a problemi di salute anche gravi.    *      il latte e il formaggio sono due autentici veleni per le tartarughe: poiché non possiedono gli enzimi per digerirli, essi fermentano al loro interno.       Tutti gli alimenti sopra elencati andrebbero eliminati dalla dieta in cattività.I giovani di Testudo hermanni sembrano particolarmente portati a soffrire dei sintomi della Malattia ossea metabolica (MOM), dovuta a carenza di calcio nella dieta o alla mancata esposizione ai raggi del sole (raggi uv-b) e, da alcune osservazioni, sembra più di Testudo marginata e Testudo graeca graeca.E’ quindi consigliabile l’utilizzo per gli animali in crescita di un supplemento dietetico di carbonato di calcio da spargere sul cibo anche su base quotidiana.RIPRODUZIONEIl periodo riproduttivo di Testudo hermanni è esteso a tutti i mesi di attività, e ciò significa da marzo alla fine di ottobre secondo le condizioni climatiche.Gli accoppiamenti si susseguono dalla primavera all’autunno, con un calo durante i mesi estivi più caldi; i maschi inseguono le femmine e le insidiano con morsi alle zampe anteriori, posteriori e sul capo.L’accoppiamento vero e proprio è preceduto da una stimolazione della regione cloacale della femmina che i maschi effettuano grazie allo sperone corneo presente sulla punta della loro coda.  Questa pratica, che se continuata nel tempo può fra l’altro provocare lesioni ai danni della femmina nei pressi della coda, èaccompagnata da suoni emessi per rapida emissione di aria dai polmoni.Data la natura poco delicata di questi approcci, si consiglia di ridurre al minimo indispensabile i contatti fra maschi e femmine, o di mantenere un rapporto numerico fra i due sessi fortemente sbilanciato a favore delle femmine.Eventuali accoppiamenti avvenuti alla fine dell’estate sono validi per la fecondazione delle uova dell’anno successivo. Le femmine sono infatti in grado di trattenere lo sperma e di fecondare le uova successivamente deposte anche per quattro anni dopo l’ultimo contatto con un maschio.L’entrata nel periodo dedicato alla ricerca del posto più adatto allo scavo del “nido” viene avvertito da parte della femmina manifestando una particolare irrequietezza che si traduce in una frenetica attività quotidiana, nel corso della quale può essere osservata passare e ripassare accanto ad un fazzoletto di terra “candidato” e talvolta iniziare lo scavo di più buche senza portarne a termine nessuna.Le uova vengono infine deposte in buche scavate nel terreno con le zampe posteriori, e il numero delle stesse può variare a seconda delle dimensioni della femmina. Il numero delle deposizioni è di una-quattro all’anno e si susseguono a distanza di 15-30 giorni l’una dall’altra. La media per T.h.hermanni sembra esserepiù vicina a due, per T.h.boettgeri a tre. L’incubazione richiede da 50 a 90 giorni, in alcuni casi anche fino a 120; i tempi più brevi si sono registrati in incubatrici con temperatura costante di 32 gradi circa. Come noto, la temperatura di incubazione influenza il sesso del nascituro. Per Testudo hermanni si considerano i 32.5°costanti la soglia al di sopra della quale (ma non oltre i 33°!!) nasceranno solo femmine.E’ possibile osservare lo sviluppo dell’embrione attraverso il guscio dell’uovo, preoccupandosi di creare attorno una sorta di camera oscura: già dopo due-tre giorni dalla deposizione è possibile individuare nella parte superiore dell’uovo fecondato un macchietta circolare di colore grigio: è il “disco embrionale” (odiscoblastula) che galleggia sul tuorlo e che con le sue segmentazioni cellulari porterà alla formazione dell’embrione vero e proprio e alle membrane che lo circondano.La manipolazione delle uova deve essere il più possibile delicata per evitare danni all’embrione in sviluppo, in particolare deve essere mantenuta la posizione nella quale le uova erano state deposte (cioè non devono essere ruotate). In natura può accadere che uova deposte tardivamente portino alla schiusa del piccolo l’anno successivo: in questi casi l’embrione già formato sverna all’interno dell’uovo.Dopo la schiusa, che può richiedere da poche ore a 3-4 giorni, i piccoli si trovano a dover superare uno strato di terra spesso 6-10 cm e a questa operazione possono dedicare alcuni dei loro primi giorni di vita.Le riserve del sacco vitellino, che nel frattempo si sarà completamente assorbito, provvedono a nutrire i neonati durante questi i primi giorni.I piccoli sbucano dal terreno: sebbene catapultati in questa “nuova dimensione” a loro totalmente sconosciuta, essi sono mirabilmente forniti di tutte le “informazioni” necessarie per far fronte ai loro bisogni.  Su gentile concessione del Tarta Club Italia www.tartaclubitalia.itinfo@tartaclubitalia.it  
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Dermochelys coriacea
Martedì 30 Novembre 1999
CLASSIFICAZIONEOrdine = TESTUDINESSottordine = CRYPTODYRASuperfamiglia = CHELONIOIDEAFamiglia = CHELONIIDAEGenere = DERMOCHELYS Specie = CORIACEASTATUS GIURIDICOE’ inserita in appendice I CITES, in appendice II Convenzione di Berna, in Italia è protetta dalla legge n. 156 del 1980, quindi ne sono vietate la detenzione e la vendita.La specie è a rischio estinzione, soprattutto a causa della distruzione dei luoghi frequentati per la riproduzione e nidificazione, e della caccia cui è stata soggetta dovuta all’interesse commerciale del suo grasso.TASSONOMIASono riconosciute due sottospecie:   1.      Dermochelys coriacea coriacea   2.      Dermochelys coriacea schlegelii.DISTRIBUZIONEVive negli Oceani Atlantico (frequentato maggiormente dalla sottospecie Dermochelys coriacea coriacea), Pacifico (frequentato maggiormente dalla sottospecie Dermochelys coriacea schlegelii) e Indiano, è avvistabile anche nelMar Mediterraneo ma soprattutto lungo le coste nordafricane.HABITATFrequenta preferibilmente acque tropicali e subtropicali, inoltre è l’unica tartaruga marina che si spinge anche in acque artiche come quelle dell’Alaska, è stata anche avvistata in acque circumpolari. Questo è possibile grazie alla massa di grasso che ricopre il suo corpo, proteggendola dalle basse temperature.CARATTERISTICHE COMPORTAMENTALIGeneralmente è attiva durante tutto l'anno. Essendo una specie pelagica, cioè si muove seguendo le correnti marine, essa privilegia il mare aperto e raramente si avvicina lungo le coste, tranne durante il periodo della riproduzione o per cacciare.Altra caratteristica comportamentale, è lo stile di nuoto. Diversamente dalle altre tartarughe marine che per nuotare muovono gli arti alternativamente, Dermochelys coriacea li muove simultaneamente, questo la facilita nello spostare il suo pesante corpo.CARATTERISTICHE FISICHEE’ la tartaruga più grande esistente al mondo. La lunghezza del carapace in media è tra 170 e 190 cm, ma non sono rari gli avvistamenti di esemplari che superano i 2 metri, e può arrivare a pesare più di 600 kg. La colorazione è molto scura, nera, con sfumature di bianco e rosa.Caratteristica principale, che la differenzia da tutte le altre specie di tartarughe marine, è il carapace. Questo è allungato e composto da placche ossee (e non placche cornee, tipiche del carapace delle altre tartarughe), disposte come un mosaico che ricopre interamente la durissima pelle, simile al cuoio. Inoltre il carapace è caratterizzato da 5-7 carene longitudinali, per questo motivo in alcune regioni viene chiamata anche tartaruga dai sette orli. Il suo esofago è ricoperto da spine rivolte all’indietro per trattenere meglio prede sfuggenti, per esempio meduse.DIMORFISMO SESSUALEI maschi presentano rispetto alle femmine, una coda più larga alla base e più lunga.ALIMENTAZIONEL’alimentazione è onnivora.Comprende vari pesci, invertebrati e molluschi come celenterati e cefalopodi. Si nutre anche della velenosa medusa physalia physalis, comunemente detta caravella portoghese.RIPRODUZIONEIl periodo della nidificazione varia a secondo delle diverse regioni, complessivamente le deposizioni di Dermochelys coriacea avvengono tutto l’anno. Un esemplare femmina può deporre fino a 7 volte a stagione, con un intervallo dialmeno 10 giorni. Ogni deposizione comprende circa 60 uova, tra le tartarughe marine questa è quella che ne depone di meno. L’incubazione dura dai 60 ai 70 giorni.Sono riconosciuti circa 28 siti di deposizione.NOTEUn tempo Dermochelys coriacea nidificava anche nelle spiagge del Mar Mediterraneo e della Sicilia, adesso è rara avvistarla in queste acque se non di passaggio  Su gentile concessione del Tarta Club Italiawww.tartaclubitalia.itnfo@tartaclubitalia.it 
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