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Il calamaro gigante
LONDRA - Per la prima volta un calamaro gigante è stato fotografato nel suo ambiente naturale da due ricercatori giapponesi. Tsunemi Kubodera, del Museo nazionale delle scienze, e Kyoichi Mori, dell'Associazione Ogasawara per l'osservazione delle balene, hanno ripreso un Arthiteuthis rex di otto metri, questo il nome scientifico del «mostro», a 900 metri di profondità, nel Pacifico settentrionale.
PUO' ESSERE LUNGO FINO A 18 METRI - In precedenza, le uniche informazioni disponibili sul calamaro gigante, che può raggiungere la lunghezza di 18 metri, erano state ottenute dall'osservazione degli esemplari già morti o morenti spinti sulle spiagge o finiti nelle reti dei pescherecci. Di questa misteriosa specie marina si sa poco o nulla proprio per la difficoltà di riprenderla nel suo ambiente naturale. I due ricercatori giapponesi sono riusciti nell'impresa, seguendo i capodogli, i più accaniti cacciatori dei calamari giganti, che in questo periodo si radunano nelle acque profonde delle isole Ogawawara, nel Pacifico settentrionale. La creatura degli abissi è stata fotografata mediante un apparecchio legato a un lungo cavo.
I ricercatori hanno raccontato che il calamaro prima si è avventato sull'enorme esca calata a 900 metri di profondità nelle gelide acque del Pacifico settentrionale, poi ha iniziato a volteggiare coi suoi lunghissimi tentacoli e a risalire inesorabilmente come se stesse cercando l'altro capo dell'esca per liberarsene. Arrivato a qualche decina di metri dalla superficie ha lanciato i suoi lunghissimi tentacoli fino a che non è riuscito ad agganciare la barca incollando le sue ventose alla fiancata. Ha allora ingaggiato una furiosa battaglia per liberarsi, ma dopo cinque ore ha mollato e riguadagnato i fondali, lasciando però uno dei suoi tentatoli attaccato alla barca. «È stato emozionante fotografare i tentacoli del calamaro», ha raccontato alla Bbc Tsunemi Kubodera uno dei due ricercatori che sorvegliava le acque delle isole Ogasawara a circa mille chilometri da Tokyo. Un calamaro così aggressivo non si era mai visto, hanno testimoniato i due scienziati giapponesi, che da oggi sono sotto il fuoco di fila di giornalisti e curiosi, disegnando un grafico che mostra questo «colossale» calamaro, forse il più grande e il più temuto abitatore degli abissi. La specie «architeuthis» è conosciuta dagli esperti per essere una grande predatrice del mondo blu. La caratteristica più impressionante dei calamari giganti è la coppia di lunghissimi tentacoli, distinti dagli otto più corti, hanno spiegato i due ricercatori precisando che, negli esemplari morti studiati finora, tali tentacoli costituivano i due/terzi della lunghezza totale. 29 settembre 2005 (notizia comparsa su diversi giornali.)
Architeuthis
Il genere Architeuthis appartiene alla classe dei Cefalopodi e comprende otto specie. Conosciuti come "calamari giganti", la specie più grande può raggiungere i 25 m di lunghezza e le 2 t di peso, ed è il più grande invertebrato vivente. Habitat Abita le acque degli oceani, a profondità comprese fra i 300 e i 1000 m, dove viene predato dai capodogli.
Avvistamenti Il primo calamaro gigante vivente che sia stato filmato e fotografato è un "Architetutis princeps" di 8 metri, individuato nel Pacifico Settentrionale nel settembre 2004 da una troupe giapponese formata da Tsunemi Kubodera, del museo nazionale della scienza e Kyoichi Mori che fa parte di un gruppo per l'osservazione delle balene. Il fatto è avvenuto nelle acque delle isole Ogasawara, a 1000 chilometri da Tokyo. Il calamaro è stato attirato da un'esca a 900 metri di profondità e si è impigliato con i suoi tentacoli nella barca dei due studiosi. Solo dopo 5 ore di tentativi di liberare il tentacolo dalla barca il calamaro si è dileguato nei fondali marini. Fino ad allora la prova dell'esistenza di queste creature era stata confermata solo dai corpi senza vita dei calamari che erano stati ritrovati su diverse spiagge del mondo. È stato ipotizzato che le antiche storie dei marinai che parlavano di giganteschi esseri tentacolari (come il Kraken) che si avvinghiavano alle navi non sempre fossero frutto della fantasie. Alcuni studiosi moderni hanno ipotizzato l'esistenza di calamari giganti in grado di superare i 30 m di lunghezza.
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