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Geochelone (Stigmochelys) pardalis babcocki PDF Stampa E-mail
Scritto da Marty   

CLASSIFICAZIONE

 Ordine = TESTUDINES
Sottordine = CRYPTODIRA
Famiglia = TESTUDINIDAE
Genere = GEOCHELONE
Specie = GEOCHELONE PARDALIS

STATUS GIURIDICO

E' compresa nella Convenzione di Washington (C.I.T.E.S.) in Appendice 2

DISTRIBUZIONE

Zone di savana e zone aride dal centro Africa (Sudan, Etiopia) scendendo sino al sud Africa (Kenya, Tanzania, Zambia, Namibia, Angola, Mozambico, Zimbabwe, Botswana, Stato del Sud Africa)

HABITAT

Geochelone Pardalis frequenta zone secche e di savana dal livello del mare sino ad altopiani ad oltre 2500 metri di altitudine, soggette a lunghi periodi di siccità alternati a stagioni piovose.

CARATTERISTICHE COMPORTAMENTALI

La tartaruga leopardo è tra le maggiormente diffuse in cattività. Questo è dovuto sia all’adattabilità sia al carattere tranquillo.
Geochelone Pardalis è infatti una testuggine tranquilla, solitamente accetta i conspecifici, ad eccezione dei maschi durante il periodo riproduttivo. Anche in questo caso comunque le liti non sono eccessivamente
violente. Anche nei confronti dell’allevatore con il tempo Geochelone Pardalis dimostra una certa confidenza, al punto di correre incontro al proprietario o di accettare qualche grattata sul collo.

CARATTERISTICHE FISICHE

La tartaruga leopardo è una delle più grosse specie terrestri. Misura mediamente 35-40 cm per 13-18 kg di peso, ma in alcuni casi può superare abbondantemente i 60 cm per oltre 40 kg di peso!
La colorazione, da cui il nome, è gialla con macchie nere irregolari su tutto il carapace, il piastrone è invece chiaro, può essere presente una leggera macchiettatura nera. Il carapace è molto bombato. La pelle è marrone più o meno chiara, senza macchiettature.

Sono riconosciute almeno 2 sottospecie, molto simili tra loro:

    *
      Geochelone Pardalis Pardalis, la meno diffusa sia in cattivita’ sia in natura, si trova solo in parte del Sud Africa e in Namibia (colore verde sulla cartina). La colorazione è più scura in G.P.Pardalis, con una macchiettatura nera più estesa, un carapace meno a cupola. I maschi inoltre sono più grandi delle femmine.
    *
      Geochelone Pardalis Babcocki , è la più comune, diffusa dall’Africa centrale sino al Sud Africa (colore rosso sulla cartina) si presenta invece più chiaro, con macchie nere meno estese, il carapace è più alto, anche le macchie nere sul piastrone sono quasi assenti. Il carapace si presenta maggiormente bombato. In G.P. Babcocki i maschi sono più piccoli delle femmine. In esemplari molto giovani si nota una sola macchia nera sull’areola sugli scuti dorsali nella sottospecie G.P.Babcocki.

Molti ritengono probabile l’esistenza di una terza sottospecie geografica (la cui distribuzione è evidenziata in giallo sulla cartina), ma le caratteristiche non sono ancora ben note.
Si tratterebbe di una forma sudafricana di Geochelone Pardalis Babcocki. Non è comunque al momento riconosciuta scientificamente.

DIMORFISMO SESSUALE

Il dimorfismo sessuale è evidente solo al raggiungimento di una certa taglia, almeno 12-15 cm. Prima è possibile che un maschio immaturo possa essere scambiato per una femmina.
La coda del maschio è più lunga e appuntita, nella femmina è corta e tozza.
Le femmine hanno un aspetto più largo, i maschi presentano un carapace e un piastrone più allungati.
I maschi possono avere il piastrone leggermente concavo.
Le placche sottocaudali del piastrone formano una “V” molto sporgente, le femmine invece una “U”.
La placca sopracaudale del carapace è molto arcuata nel maschio.

MANTENIMENTO IN CATTIVITA'

L’allevamento della tartaruga leopardo non è molto complicato, a patto di poter riservare ampi spazi agli esemplari allevati.
Un terrario per una coppia dovrà misurare almeno 2,5x2 metri di base.
Se l’ambiente in cui viene collocato non raggiunge temperature inferiori a 20 gradi può essere di tipo aperto, come una specie di recinto.
Il terrario dovrà avere ampie aperture per garantire un ottima circolazione dell’aria ed evitare ristagni di umidità.
A tal proposito, l’umidità ambientale non dovrebbe superare il 50, 55%.
Obbligatorio l’utilizzo di lampade a buone emissione di UV, visto l’habitat di provenienza di questa specie e l’elevato bisogno di calcio.
Bisognerà inoltre fornire il terrario di lampade ad incandescenza per il riscaldamento, in modo da creare una zona con almeno 30-32 gradi.
Il resto del terrario potrà avere una temperatura di 25-26 gradi.
Molti utilizzano anche piastre riscaldanti per il fondo, per aumentare la digestione della tartaruga leopardo.
Come materiale di fondo si possono utilizzare materiali quali fieno, trucioli depolverati e altri materiali che non trattengano l’umidità, estremamente dannosa per queste testuggini.
Importante è anche una facile rimozione del materiale di fondo per le operazioni di pulizia, dato che le deiezioni sono molto consistenti.
Una bassa ciotola per l’acqua può essere utilizzata per 2 o 3 giorni la settimana, se fosse sempre presente rischierebbe di aumentare troppo l’umidità, specie in terrari di tipo chiuso.
L’allevamento all’aperto è possibile solo nei mesi estivi, in ampi recinti con fondo di terra misto a sabbia per renderlo maggiormente secco.
Un recinto di 4x4 metri puo’ essere sufficiente per una coppia, deve essere esposto interamente in zone che ricevano la maggior esposizione al sole per la maggior parte della giornata.
La recinzione deve essere molto robusta, vista la taglia e la forza delle tartarughe leopardo.
Non è molto importante interrare molto la recinzione, dato che le tartarughe leopardo non sono grandi scavatrici.
Il recinto deve comprendere un rifugio, tipo una piccola “cuccia” per le ore notturne e un basso cespuglio per riparare le testuggini nelle ore più calde, se desiderassero riposare all’ ombra.
Una parte di esso può essere lasciata incolta, per consentire alle tartarughe di “pascolare” con le erbe selvatiche, il resto può essere privo di vegetazione per non creare eccessiva umidità.
Durante la permanenza all’aperto si lasci a disposizione un ampio sottovaso, profondo pochi cm, con acqua sempre pulita.
Durante temporali o serate fresche con abbassamenti repentini della temperatura è consigliabile riportare gli esemplari in terrario per evitare malattie da raffreddamento.

ALIMENTAZIONE

L’alimentazione è uno dei capitoli più importanti e delicati nell’allevamento di Geochelone Pardalis.
Questa specie infatti, vista la provenienza da zone aride, richiede un alimentazione estremamente povera di frutta e proteine di origine animale.
Al contrario, bisognerà offrire una dieta con il maggior contenuto di fibre possibile.
Offriremo a G.Pardalis quindi una dieta composta per la maggior parte da erbe selvatiche di campo, come il tarassaco o dente di leone, trifoglio selvatico e addirittura erba di campo.
Ovviamente saremo costretti ad integrare questi vegetali con lattuga, cicoria, radicchi rossi e verdi, zucchine e carote grattugiate.
Per aumentare il contenuto di fibre molti aggiungono fieno in pellets per conigli, leggermente inumidito per ammorbidirlo.
Indicata per l’alimentazione anche l’erba medica.
La frutta va evitata (salvo sporadiche aggiunte) in quanto oltre a provocare diarrea può portare a squilibri di crescita e problemi intestinali.
Stesso discorso per cibi di origine animale come scatolette o croccantini per cani e gatti ecc.
Un’altra buona regola è di offrire i vegetali ben lavati ma asciugati, non bagnati, sempre al fine di favorire la digestione.
Importante un aggiunta al cibo con calcio, un paio di volte a settimana , soprattutto in esemplari giovani e nelle femmine mature.
Per integrare calcio nella dieta basta spolverare con osso di seppia o con calcio carbonato puro(in vendita in tutte le farmacie) il cibo, oppure fornendo osso di seppia da sgranocchiare intero agli esemplari di una certa taglia.
Inoltre è opportuno saltuariamente aggiungere al cibo un integratore vitaminico specifico per rettili vegetariani.

RIPRODUZIONE

Geochelone Pardalis è una delle specie maggiormente riprodotte in cattività, sia per la sua diffusione sia per la sua capacità di adattamento.
La femmina può essere riproduttiva già ad una taglia di 25-28 cm, anche se sarebbe opportuno attendere un po’ di più.
Il maschio, come di consuetudine tra le specie terrestri, cercherà di costringere la femmina all’ accoppiamento con colpi della corazza e con morsi (non particolarmente violenti) alle zampe posteriori e al capo della femmina.
Una volta “costretta” la femmina, il maschio salirà posteriormente sul carapace per l’accoppiamento vero e proprio, aprendo la bocca ed emettendo dei rauchi vocalizzi.
Dopo qualche mese la femmina fecondata deporrà le uova.
Cercherà quindi un punto riparato e ben riscaldato ove scavare il nido (una buca profonda in media dai 25 ai 35 cm).
A tal proposito è consigliabile fornire almeno una zona con terra mista a sabbia ed erbe, per facilitare le operazioni di scavo.
Le uova deposte possono essere come minimo una decina, in media 10-15 in G.Pardalis Pardalis e 20-25 in G.Pardalis Babcocki.
Le deposizioni in un anno possono essere multiple, anche 4 o 5.
Le uova dovranno essere poi collocate in incubatrice, ad una temperatura di 30-32 gradi.
I tempi di schiusa variano molto, in media 100-130 giorni, ma alcuni piccoli possono impiegare molto più tempo a svilupparsi, sono citati casi in cui l’incubazione si è protratta oltre i 300 giorni!.
Una volta nati si collocheranno i piccoli in un terrario appositamente allestito con gli stessi requisiti di quello degli adulti.
E’ consigliabile, per mantenere al meglio le condizioni di igiene nel primo periodo, usare solo carta come materiale di fondo, da sostituire spesso.
L’alimentazione è la stessa degli adulti, solo con un maggior numero di integrazioni di calcio e vitamine.

NOTE

Geochelone Pardalis è sicuramente una delle specie più diffuse in cattività, sia per la bellezza e le dimensioni raggiunte sia per la capacità di adattamento e il carattere docile.
Ricordiamo però che si tratta di un animale esotico per cui dovremmo allestire ampi spazi riscaldati, soprattutto durante l’inverno, adatti a contenere una o più corazzate di 40-50 cm per un peso di oltre 15-20 Kg…
Quindi prima di procedere all’acquisto dovremmo interrogarci se abbiamo spazio a disposizione, tempo e pazienza per procurare il cibo adatto, nonché risorse economiche per allestire terrari e mantenerne il consumo in termini di energia elettrica.
A questo punto, se si è ancora convinti, ci si potrà quindi cimentare con questa splendida tartaruga.

 

 Su gentile concessione del Tarta Club Italia

 

www.tartaclubitalia.it

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